E i Dioscuri accarezzarono la Terra

Federica Leva
9 giugno alle ore 18.08 ·

1) PRESENTAZIONE DEL RACCONTO “E I DIOSCURI ACCAREZZARONO LA TERRA” DELL’AUTRICE FEDERICA LEVA – TEAM “LETTORI COME STELLE”

 

Il mito è il fondamento della vita,
lo schema senza tempo,
la formula secondo cui la vita
si esprime quando fugge
al di fuori dell’inconscio
(Thomas Mann)

Buongiorno a tutte! Per la sezione dedicata ai racconti, ho già segnato alcuni titoli dei miei racconti… quindi, preparatevi, sarò spesso con voi, da qui a fine luglio!
Emoticon grin
In questo primo incontro, vi propongo “E i Dioscuri accarezzarono la Terra”. Un titolo strano, commenterete, di che si tratta? Ve lo spiego subito. Lo scorso anno, sono stata contattata da Anna Grieco per partecipare a un’antologia dedicata ai Figli di Zeus. Bisognava scegliere un personaggio mitologico da un elenco precompilato e costruirgli attorno una storia ambientata nel nostro tempo. Io ho scelto Castore e Polluce e ho pensato a una storia che li vedesse protagonisti entrambi, ma senza superare il numero di battute imposto. Il racconto che è uscito ha superato le selezioni e ora apre l’antologia che verrà pubblicata a giorni dalla GDS edizioni, inizialmente in formato ebook, e poi anche in cartaceo.
Perché ho scelto proprio Castore e Polluce? Ho sempre avuto un debole per i gemelli e quando posso ne infilo qualcuno nelle mie storie. Mi piace il legame intenso, unico e puro, che li unisce, almeno idealmente. Anche quando si odiano, come ho architettato in un mio romanzo, sono legati da un sentimento forte, indissolubile. I Castore e Polluce di questo racconto si amano profondamente, come i gemelli del mito. Soprattutto Polluce è disposto a qualunque cosa, per proteggere il fratello, che si è esposto a un pericolo mortale. Soli in un mondo diverso da quello in cui sono cresciuti, oltre tremila anni prima, e lontani dallo sguardo benevolo di Zeus, devono sopravvivere al loro passato, che li bracca come una belva famelica. Purtroppo, ciò che è stato non si può cancellare e ritornerà… La Costellazione dei Gemelli è destinata a scomparire per sempre?

Dalla prefazione:
“Zeus crebbe forte e coraggioso e, quando divenne finalmente adulto,ingannò Crono e lo costrinse a vomitare i suoi fratelli. Si scatenò così una guerra sanguinosa tra i figli di Crono e i Titani. Zeus riuscì a vincere solo grazie all’aiuto dei Ciclopi che aveva liberato dal Tartaro, dove imprigionò a sua volta suo padre e i Titani.
Divenuto nuovo signore indiscusso, Zeus elesse sua dimora il Monte Olimpo e vi andò ad abitare con i suoi fratelli e i figli che generò in seguito (da qui la denominazione di Dèi Olimpici).
Noi vi narreremo appunto le gesta di alcuni di questi suoi figli, giunti fino ai giorni nostri…
Anna Grieco-Irene Grazzini

Nei prossimi post, vi parlerò della trama e di come ho gestito i personaggi. A più tardi!

foto di Federica Leva.

Ho sempre avuto un debole per i gemelli. Mi piace il legame intenso, unico e puro, che li unisce, almeno… Condividi il Tweet

Federica Leva
10 giugno alle ore 11.20 ·

2) PRESENTAZIONE DELL’AUTRICE FEDERICA LEVA, DEL TEAM “LETTORI COME STELLE”

Eccoci di nuovo insieme, per parlare de “E i Dioscuri accarezzarono la Terra”. Come vi ho anticipato, i protagonisti sono Castore e Polluce. Gemelli, simili nell’aspetto e legati da un amore forte e tenace, ma profondamente diversi nella loro natura: Castore era mortale, mentre Polluce era beneficiato del dono dell’immortalità. Com’è possibile? Le leggende sono fantasiose, sotto questo aspetto. La favola più diffusa racconta che la madre dei due ragazzi, la Regina Leda, fosse stata ingravidata prima da Zeus – che l’aveva sedotta sotto forma di cigno! – e poi dal marito. Da queste due unioni, avvenute nel corso della stessa notte, sarebbero stati concepiti due bambini con padre diverso… Un po’ come accade con i gatti 😀
. Polluce, figlio del cigno Zeus, avrebbe ereditato l’immortalità; Castore, semplice figlio di un re mortale, sarebbe stato destinato a morire come un uomo qualsiasi. Le leggende raccontano che quella notte furono concepite anche Elena e Andromaca, chi dentro l’uovo di cigno deposto da Leda (!!!), chi secondo le vie naturali – non chiedetemi nulla, vi prego… – ma adesso soffermiamoci solo sui due maschietti. A dispetto della confusione sulla loro paternità, Castore e Polluce crescono assieme alla corte di Sparta, sono avvenenti, simili come gemelli e uniti da un forte amore. Nella mia storia, li ho immaginati uguali, nell’aspetto, a differenza del colore degli occhi: azzurri, quelli di Castore e verdi quelli di Polluce.
Il racconto si apre con la scomparsa della Costellazione dei Gemelli, una notte di febbraio. All’improvviso, nel cielo rimane un vuoto oscuro che gli astronomi, allibiti, non riescono a spiegarsi. Nell’istante in cui le stelle sfiorano la terra, in un vicolo di Roma prendono forma due giovani nudi. Polluce è smarrito, non capisce che cosa sia successo, ma Castore è felice. È stato lui a rinunciare all’immortalità per ritornare sulla terra, attratto da qualcosa che non vedeva da millenni. Qualcosa che aveva amato intensamente e che credeva di aver perduto, per sempre.

“Al suo fianco, incurante della brezza pungente che scendeva dal colle, Castore balzò in piedi, raggiante. «Ce l’ho fatta!» esultò. «Siamo tornati uomini».
Anche Polluce si rialzò, fissandolo stupefatto. «È stata la tua volontà a strapparci al cielo, fratello mio?» balbettò. «È follia! Hai forse dimenticato che il grande Ade stava per chiamarti nel suo regno, prima che Padre Zeus ti unisse a me per l’eternità?».
Castore si passò una mano sul fianco sinistro, dove avrebbe dovuto spiccare una ferita mortale. Il suo corpo era bello e illeso, come lo era stato prima che la spada di suo cugino Linceo lo trafiggesse, durante il loro ultimo scontro.
«In me scorre la tua immortalità, mio amato Polluce» rise, felice. «Tenendomi abbracciato a te, negli immensi spazi del cielo, mi hai reso un semidio al pari tuo».
Si accostò d’un passo al fratello e, con un gesto che gli era sempre stato abituale, quand’erano in vita, gli sfiorò le labbra con le proprie.
«Schifosi, porci, pervertiti, ricchioni senza vergogna!».
Prima che Polluce se ne accorgesse, una mano vigorosa l’aveva afferrato per la spalla, costringendolo a voltarsi. Non ebbe tempo di vedere l’uomo in volto, e sentì un gancio colpirlo alla mandibola, facendolo vacillare all’indietro. Castore lo sorresse, evitando che cadesse a terra.”

Segue uno scazzottamento con il passante. Non a caso, sarà Polluce a metterlo al muro, dal momento che la leggenda lo esalta come un abile pugile.

“Castore afferrò il volto del fratello, con sollecita premura, e lo esaminò alla luce del lampione. «Sei ferito… Non era mai successo, prima d’ora».
Polluce sentì in bocca un sapore amaro. Si passò il palmo aperto sulle labbra e la pelle si macchiò di sangue… il segno della mortalità.
«Forse è come hai detto tu, caro fratello» mormorò. «Mentre eravamo abbracciati in cielo, tu hai preso parte della mia immortalità ed io parte della tua umanità».
«Saprò farmi perdonare per questo furto involontario» gli assicurò Castore e i suoi occhi azzurri brillarono come giovani stelle.
«Ti cedo volentieri la mia immortalità, se può servire a darti gioia. Ma perché siamo qui?».
«Non lo immagini?». Gli strizzò l’occhio, con un sorriso dolce e astuto a un tempo. «Per una donna, naturalmente».”

Chi è la donna che ha strappato i Dioscuri dal cielo? E perché?
Lo si scoprirà nel prossimo post che pubblicherò in serata. Mio papà vuole andare in bicicletta, è da questa mattina che mi fa telefonare da mia mamma per convincermi… A più tardi!

foto di Federica Leva.

Federica Leva
10 giugno alle ore 17.15 ·

3) PRESENTAZIONE DELL’AUTRICE FEDERICA LEVA, DEL TEAM “LETTORI COME STELLE”
Una donna. Così si concludeva il post precedente. Poteva forse mancare una storia d’amore? No! Secondo la leggenda, Castore viene ucciso per aver sedotto e impalmato Ilaria, la promessa sposa di suo cugino Linceo. Nel mio racconto, Castore non ha mai scordato la dolcezza della moglie, né le brillanti sfumature dei suoi grandi occhi verdi. Trascorrono i millenni e lui danza nel cielo abbracciato al fratello, cullato dai ricordi, fino a quando incontra gli occhi di una giovane astronoma, che lo scrutano attraverso un telescopio. È lei! Non sa come, ma Ilaria è ritornata alla vita, e lui spasima per riabbracciarla. Rinuncia all’immortalità e ritorna sulla Terra, affiancato da Polluce. Nudi, i due fratelli chiedono asilo in una chiesa, facendo quasi svenire le suore raccolte in preghiera; poi, quella notte stessa, mentre Polluce riposa nel dormitorio del vecchio convento, Castore si reca all’osservatorio di Roma, per incontrare la sua amata. Quando la vedrà, però, avrà un’amara sorpresa. Non solo. Prima che sorga l’alba, la traccia della mortalità ritorna a riaprirsi nel suo corpo, facendo sanguinare la ferita che l’aveva ucciso oltre tremila anni prima.
I problemi non finiscono qui, e una settimana più tardi i due gemelli ricevono una visita inattesa. Una visita fatale. E questa volta, sembra che nulla li possa più salvare dalla morte e dall’oblio.

“Stava per morire. Aveva bendato la ferita con le garze sottratte all’infermeria del convento, ma il sangue gli stava inondando il maglione, sotto il cappotto. Con le ultime forze, scese sulla spiaggia dove Ilaria osservava il cielo con il suo telescopio. Un fuoco scoppiettava, al riparo di un muretto, intrecciandole nei capelli gli spettri di capricciose vampe dorate.
Le si avvicinò con passo strascicato, la mano premuta sul fianco sinistro. Lei si staccò dal mirino,
con un sorriso. «Castore! Sono così felice di vederti… ma che hai?»
Gli corse incontro, spaventata dalla smorfia di sofferenza sul suo viso, e lo aiutò a sedersi accanto al fuoco, su un masso piatto.
«Che ti succede? Stai male?»
«Sto morendo» Non conosceva un altro modo per dirle la verità. Non le lasciò il tempo di parlare e le prese una mano nelle sue. «Ilaria, ascoltami.»
«Mi chiamo Myriam…»
«So che non mi riconosci, ma questo non cambia le cose, amore mio» Non era la febbre, a fargli bruciare gli occhi, ma l’immensa passione che provava per lei. «Ti ho portato nel cuore per oltre tremila anni e ti amerò per sempre, anche se il mio ricordo si è spento, in te.»
Myriam non riusciva a capire. «Castore, che cosa…?»
«Ho lasciato il cielo per trovarti e sono stato felice di aver potuto contemplare il tuo volto da vicino, ancora una volta» Sollevò una mano e le accarezzò dolcemente il viso. «Il prezzo da pagare non è troppo alto.»
Si drizzò un poco e, prima che lei potesse sottrarsi, le catturò le labbra con un bacio.”

[..]

“«Ilaria…» chiamò Castore.
Lei lo raggiunse di corsa. Lui le prese una mano e non la lasciò nemmeno
quando Polluce entrò in acqua e lo adagiò fra le onde. «Ti amo» le sussurrò. «Ti amerò per sempre».
Myriam non riuscì a parlare, ma gli strinse la mano con forza. Castore accennò un sorriso. Che l’avesse riconosciuto o no, era sicuro che lei l’amasse ancora. Non aveva fallito, dunque…”

E con questo, ho terminato la presentazione di “E i Dioscuri accarezzarono la Terra”. Se avete domande o curiosità, chiedete pure!
Buona serata!

Federica Leva

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