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Il diavolo veste Prada, by Lauren Weisberger

 

The Devil Wears Prada (The Devil Wears Prada, #1)

 

The Devil Wears Prada by Lauren Weisberger

My rating: 1 of 5 stars

Fin dai primi paragrafi del romanzo, ho avvertito un’improvvisa e irrefrenabile antipatia per la protagonista. L’autrice, come già espresso da molti, più abile a rendere Andrea una ragazzetta isterica che non una laureata seviziata, imbastisce una prima scena assolutamente ridicola: la ragazza deve portare a casa di Miranda, il suo detestabile capo, una Porshe con cambio manuale. Non sa guidarla – ma il suo capo gliel’ha ugualmente affidata… è poco credibile anche per l’esigente Miranda Presley! -, e lei, con le mani sudate e in cardiopalmo che fa? Prende una sigaretta, e mentre azzarda un sorpasso – coraggiosa! -, fuma, rovina i pantaloni da 2000 dollari presi nell’atelier della casa editrice, e dopo essere giunta miracolosamente illesa a destinazione, si cambia, accende un’altra sigaretta, e rovina anche gli stivali nuovi: danno complessivo, fra calzoni e stivali: 4000 dollari.
Sarà solo l’inizio, ho pensato, ma mi sentivo già nervosa.Com’era possibile essere stupidi come quell’insulsa di Andrea? Avendo però visto e apprezzato il film, ho deciso di proseguire la lettura, ma nelle ore che sono seguite mi sono imbattuta praticamente in vacuità, personaggi insulsi e assurdi, e tanta, tanta zavorra. Scene inutili, apposte forse perché l’autrice è stata pagata a cottimo, frasi banali, pensieri estremamente immaturi. E veniamo alle situazioni: Andrea trova lavoro a New York, dove vive anche il suo fidanzato, Alex. Dove andrebbe a vivere una qualunque ragazza fidanzata e innamorata che si trasferisse a New York? Suppongo che andrebbe a vivere con il fidanzato. Ma Andrea no! Preferisce subaffittare una microcamera in un microappartamento con due giovani indiane sconosciute, piuttosto che convivere con lui. Motivazione? Chi l’ha capita? Quando la sua amica Lily trova un appartamento più grande,al modico prezzo di 2500 dollari al mese – e se l’autrice lo scrive, probabilmente a New York è davvero un prezzo modico… ma a me sono venuti i brividi!! – si trasferisce a vivere con lei. Andrea vede pochissimo il suo fidanzato, ma poco importa: ognuno continua a vivere a casa propria. Già, il fidanzato… ma a cosa serve, nell’economia del racconto? A creare ulteriori problemi ad Andrea? A farla esplodere quando non sopporta più le angherie di Miranda? È un personaggio pressoché inutile. Incoraggia Andrea ad accettare il lavoro e poi non solo la rimprovera per non aver tempo da trascorrere con lui, ma la induce a piantare tutto, gettando al vento dieci mesi di sacrifici, per correre al cappezzale di Lily – l’amica alcolizzata e leggera, che va a letto con chiunque -, e quando Andrea, dopo mille scrupoli, ritorna, lui la lascia. Davvero carino. Nel film, quanto meno, la storia si ricuciva, in qualche modo. Aggiungo che nel romanzo non si consuma alcun tradimento con l’avvenente Christian, fatto che invece accade nel film, gettando una luce negativa sl personaggio di Andy. E spendiamo qualche parola sugli altri personaggi.
Lily, l’amica del cuore di Andy, è una ragazza insicura, senza famiglia, che passa da un ragazzo all’altro e da un bicchiere all’altro, e riesce a fare un incidente grave, pensate un po’, proprio quando Andrea è volata a Parigi con Miranda, per le sfilate europee. Non ha mai capito davvero l’amica, e difatti le telefona in ufficio, inveendo contro di lei perché non osa parlarle… rischia solo il licenziamento, cosa vuoi che sia. “Un sì o un no ti sarà pure permesso!”, grida. Una grande amica, davvero. Ascoltarla e crederle, no? No… tutti pensano che Andy si lamenti per il piacere di farlo.
Emily, la collega d’ufficio di Andy, è più piacevole nel libro, che non nel film.
Il finale non mi è piaciuto, è troppo falso e melenso. Ridicola la parte in cui Andrea invia ad Anita un abito da sera a nome di Miranda, per non farla sentire sola. Va beh… Poteva inviarglielo ad altro nome, ma è finzione letteraria. E caso vuole, Andy trova lavoro proprio nello stesso palazzo in cui aveva lavorato con Miranda, ma questa volta entra come scrittrice, e non come schiava… E poi, dulcis in fundo… a cos’è servita davvero quell’esperienza di servilismo? A ben poco, perché Miranda non invia alcuna referenza positiva, come appare nel film, ai giornali della città, e Andrea trova lavoro per conto suo, inviando un racconto alla rivista Seven. Certo, racconta, in modo velato, la sua vicenda lavorativa, e al massimo quei dieci mesi sono serviti per lo spunto di un racconto di 2000 parole. Un po’ troppo poco, non credete? Immaginate lo stesso finale senza l’intero romanzo alle spalle: Andrea invia un racconto a Loretta, che lo trova piacevole. Entrambe scoprono di avere in antipatia Miranda, ma questo viene DOPO l’accettazione del racconto. Quindi, manca un vero link fra la vicenda e la conclusione. Andrea si è davvero rafforzata? Forse un po’, perché trova il coraggio di mandare Miranda laddove tutti l’avevano già inviata qualche milione di volte, con il pensiero. Ma non è sufficiente per poter premiare questo libro con un voto positivo. Bocciato.

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“Bugiardo per amore” mi ha lasciato stremata, eccitata, arrabbiata…

“Bugiardo per amore” mi ha lasciato stremata, eccitata, arrabbiata…

 

Grazie a Fiorella Rigoni per aver scritto queste bellissime parole ieri sera, sulla sua bacheca di FB. Parole che ho condiviso anche sulla mia e che ho portato qui, perché meritano di essere conservate.

 

“E dato che il mio periodo di crisi insiste e persiste oggi ho finito di leggere l’ennesimo libro!
In Italia abbiamo autrici di tutti rispetto, quelle che io considero “inarrivabili”, che ti sanno far ridere e piangere, che ti sanno emozionare con poche parole, che ti rovistano nelle viscere e tirano fuori tutto quello che hai dentro e ti sanno tenere incollata alle pagine fino all’ultima riga!
E mentre leggevo mi esaltavo, per poi scoraggiarmi e sì, lo ammetto, mi son scappate le lacrimucce.
Avevo abbandonato anche la lettura, ultimamente, schifata da tante, troppe, storpiature di parole, di forzature nelle trame da far rizzare i capelli, incongruenze e schifezze gettate a casaccio tanto per riempire pagine, di situazioni che rasentano la demenza mentale, per non parlare dell’uso smodato di parole volgari che vengono gettate senza un senso logico nelle storie… ma finalmente ho trovato dei libri che vale la pena di leggere e autrici da cui ho solo da imparare. Sto parlando di Fabiana Redivo, di cui ho letto OCCHI NELLA NEBBIA e che mi è piaciuto tantissimo, per quella vena ironica e quel suo amore sviscerato per Trieste e i suoi luoghi incantati, per i personaggi mai scontati o noiosi, sempre all’altezza della situazione e di Federica Leva, di cui ho appena finito BUGIARDO PER AMORE, che mi ha lasciata stremata, eccitata, imbufalita, sconvolta, arrabbiata, ma mai, assolutamente mai annoiata… grazie ragazze, di tutto , è per le storie come le vostre che vale ancora la pena leggere!”

 

Ho appena finito BUGIARDO PER AMORE, che mi ha lasciata stremata, eccitata, imbufalita, sconvolta, arrabbiata,… Condividi il Tweet

 

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Star Wars, il risveglio della forza

Star Wars, il risveglio della forza

 

 

Star Wars, il risveglio della forza

Impossibile resistere al richiamo della forza e, un po’ per curiosità e un po’ per simpatia nei confronti della nota saga inaugurata da Lucas, ieri pomeriggio sono andata a guardare il film in un cinema multi-sala della zona.

La mia opinione, alla fine della visione, è stata positiva. Il film non è un capolavoro, e se lo si analizza in chiave artistico-narrativa presenta dei difetti. In ogni caso, i 136 minuti di visione trascorrono velocemente e in modo piacevole, e questo significa che, discorso artistico a parte, la pellicola funziona.

Riassumere la trama non è facile, dal momento che l’intreccio narrativo è abbastanza eterogeneo e sfilacciato. Giunta ormai verso la fine della visione, mi sono chiesta come avrei potuto raccontare la storia a qualcuno che ancora non l’avesse vista e ho fatto fatica a trovare un nesso narrativo in tutto quello che stavo vedendo. Alla fine ho deciso che tutto ruotava attorno a una mappa conservata da un adorabile robottino e che avrebbe consentito di ritrovare Luke Skywalker, scomparso ormai da diverso tempo. Un’idea non originale e che ricalca quella del primo film storico. Non si capisce però per quale motivo sia i buoni, ovvero la Resistenza e Leia, sia i cattivi del Primo Ordine siano tanto interessati al vecchio maestro Jedi da dar la caccia al piccolo BB8 come se fosse un serial killer. Posso comprendere gli interessi di Leia per il gemello, ma non è ben chiaro il motivo per cui tutti quanti, nella Galassia, siano interessati a ritrovarlo.

Attorno alla fuga di BB8 si inseriscono altre vicende: Rey, una giovane mercante di rottami aiuta il piccolo portatore metallico a sfuggire ai cattivi; Finn, un soldato Sith, tradisce l’esercito e diventa un disertore, e si ritrova senza volerlo dalla parte della Resistenza; il vecchio Han Solo  si confronta con il figlio Ben, un novello Darth Vader, e qui accade qualcosa che non posso raccontare, per non rovinare la visione a chi ancora non conoscesse la storia.

La figura di Ben Solo mi ha fatto un po’ sorridere. Mi chiedo se fosse necessario introdurre un personaggio che replicasse nell’aspetto esteriore il vecchio Darth Vader e che, come il primo, desse vita a un conflitto familiare, fatto di odio e amore, forza e debolezza, luce ed oscurità. Inoltre, quando il giovincello si è tolto la maschera, ci sono pure rimasta male. Non ho capito perché per impersonare quel ruolo sia stato scelto un ragazzo d’aspetto quantomeno mediocre e dai tratti un po’ cavallini. L’attore mi piaceva di più quando indossava la maschera nera.

Rey, la ragazza protagonista femminile di questo capitolo, è una mercante di rottami che vive su un pianeta desertico dove, non si capisce bene per quale motivo, si trovano i relitti di moltissime astronavi. Praticamente, si tratta di un pianeta discarica, dove vanno a schiantarsi le astronavi che vivono in quella parte di galassia. Nella prima scena, si vede la ragazza prendere un pezzo da un’astronave per poi scendere lungo una duna di sabbia su uno slittino improvvisato con un quadrato di metallo. Lì, ai piedi della duna, si trova il velivolo che Rey usa per spostarsi dai relitti al villaggio. La mia domanda è: perché Rey non è salita fino all’astronave con il suo mezzo di trasporto? Non mancava lo spazio per parcheggiarlo. Perché risalire a piedi una duna di sabbia, quando poteva evitarlo? Solo per mostrare una scena caruccia di sandboard, e avvicinarsi sin da subito al pubblico più giovane.

In generale, Rey è un personaggio che mi è piaciuto. E’ semplice ma determinata, carina senza troppi vezzi e perfino un po’ maschia. Non brilla caratterialmente, ma il suo momento deve ancora venire. E’ una pilota di eccezionale talento ed è uno Jedi innato. E’ come se in lei scorresse il sangue di uno Jedi leggendario, e d’istinto ho pensato sia ad Anakin che a Luke: entrambi piloti e Jedi leggendari. Anche se da alcuni dettagli sarebbe lecito pensare che Rey sia la figlia di Luke, mi piacerebbe credere che gli sceneggiatori abbiano scelto un altro illustre ascendente, per lei, ovvero Obi-Wan-Kenobi. Sarebbe un bel colpo di scena, se la Jedessa fosse la nipote di Obi-Wan. Uno scontro fra la figlia di Luke e il figlio di Leila – quindi, due cugini – mi sembrebbe troppo scontato! E la rivelazione: “Io sono tuo padre” l’abbiamo già sentita in un altro episodio della saga. Se poi Luke fosse passato al Lato Oscuro, come vorrebbe suggerire la Marcia Imperiale che accompagna la sua inquadratura, dalle spalle… no, vi prego. Va bene richiamare elementi della serie storica, ma riprenderli tutti sarebbe eccessivo!

Non passerò in rassegna tutti i personaggi del film, e qui mi limiterò a qualche breve commento per qualcuno di loro:

Han Solo è sempre il caro, vecchio Han. L’età non ha ammuffito l’espressività di Harrison Ford, che si rivela – o conferma? – come il miglior attore della pellicola. Sembra invece in balia di un’overdose di botulinum la sua non molto dolce metà, Leila Organa, imbalsamata in una sola (in)espressione per tutto il film. Abbastanza mediocri anche gli attori più giovani, incapaci di sfruttare appieno la mimica facciale per esprimere i loro sentimenti più profondi.

Adorabile, invece, BB8, il robottino rotante che, per la sua cucciolosità, mi ha ricordato uno dei miei gatti. Se esistesse, ne vorrei avere uno!

Star Wars: Il risveglio della forza - un droide dal trailer

Non mi è ben chiara la situazione politica, spero di comprenderla meglio nel prossimo film – se qualcuno l’avesse capita, me la spieghi, thanks! Abbiamo la Repubblica, il Primo Ordine e la Resistenza. La Repubblica dovrebbe essere il potere legittimo, il Primo Ordine il nemico, e la Resistenza che c’entra? Combatte contro il Primo ordine, d’accordo, ma perché è formata da partigiani e popolani, anziché da un esercito specializzato?

Buoni gli effetti speciali, uno degli elementi più curati di tutto il film. Devo però fare un appunto ad alcune esplosioni, tanto finte da strappare un sorriso. Non è possibile che una navicella spaziale esploda fra le sabbie mobili e il pilota la osservi a due metri di distanza senza che venga investito dalle scintille, dal calore e dallo spostamento d’aria provocati dallo scoppio dei motori.

E che dire della scena in cui esplode la Super Morte Nera e le navicelle si allontanano inviolate fra nuvole di fuoco che dovrebbero bruciare più dell’inferno?

La pellicola sembrerebbe presentarsi come una favola travestita da fantascienza, ma non di una fantascienza adulta, cerebrale o violenta;  qui, l’elemento fantastico si mescola con il fiabesco per creare una saga epica adatta anche un pubblico molto giovane. Diversi passaggi richiamano la struttura del cartone animato. Ad esempio, a volte l’azione viene sacrificata per mostrare subito l’effetto di determinate azioni. Un momento prima vediamo qualcuno che sta fuggendo da un’astronave o da una grotta e un attimo dopo lo troviamo già nel bosco, come se lungo la strada non avesse trovato alcun ostacolo. Ancora, in una scena Han Solo e il nuovo protagonista, Finn, vedono Rey scalare una parete all’interno di una enorme astronave. Loro si trovano sulla parete opposta e, dal momento che sono ricercati dai soldati, non la possono chiamare. Decidono di raggiungerla e un attimo dopo sono davanti a lei come se avessero usato un efficace telerasporto – preso in prestito dal set di Star Trek, presumo.

Insomma, a voler essere pignoli ci sono inesattezze sparse qua e là, ma a mio parere il film deve essere preso con una certa leggerezza e goduto con candore fanciullesco. Non importa se qualcosa non va, l’importante è che l’insieme regga ed emozioni. E, come dicevo all’inizio, la cosa funziona.

Visione consigliata? Sì.

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L’ultima notte di San Valentino

L'ultima notte di san valentino5

 

Presentazione racconto

Dark fantasy

 

Più persone mi hanno chiesto di ampliare il racconto e di farne un romanzo. Una saga, addirittura. Ho già in mente un prequel, con una demonessa protagonista e il sequel. Voi che ne pensate? Vi piacerebbe leggere un romanzo dark fantasy che si sviluppi nella direzione di questo racconto?

 Nel 2015 il racconto è già stato tradotto in spagnolo (traduzione disponibile!) e presto uscirà anche in francese, in inglese e in russo. La versione italiana, gratuita, si trova su numerosi stores, fra cui Amazon.

 Clicca qui per sfogliare la presentazione!

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    1) PRESENTAZIONE DELLAUTRICE FEDERICA LEVA DEL TEAM LETTORI COME STELLE.

 

 Com’è nato il raccontino

 

Buongiorno a tutti e ben ritrovati alla presentazioni estive dei racconti del team! Oggi vi presento “L’ultima notte di San Valentino”, un racconto che ho scritto nel 1999, ispirata dagli affascinanti vampiri di Anne Rice. Una sera, durante una cena del Fandom, un collaboratore dell’allora Casa Editrice Nord, Enrico Rulli, mi ha chiesto se avessi voluto scrivere un racconto sui vampiri per un inserto speciale della fanzine Yorick. Lui avrebbe curato l’antologia e si sarebbe occupato della selezione dei lavori.

«Ne ho già scritto uno» ho risposto io. «Per quando lo vuoi?» Ritornata a casa, ho riletto il racconto, l’ho stampato – all’epoca internet esisteva solo per le grandi aziende – e l’ho spedito tramite posta ordinaria. Dopo tre settimane, è arrivata l’attesa lettera di risposta. Racconto accettato!

Nel 2011, un altro curatore mi ha chiesto di trasformare i vampiri in demoni, per inserire il racconto in un’altra antologia a tema; così, sono nati i Demoni della Follia. Purtroppo, mentre lavoravo sulla storia e approfondivo le nuove caratteristiche dei personaggi, lo spazio disponibile nell’antologia si è esaurito, e alla fine il racconto è rimasto a me. Dopo ulteriori revisioni tecniche – per chi non lo sapesse, ho un disturbo ossessivo compulsivo della revisione -, ho deciso di pubblicare gratuitamente il racconto, così come lo potete leggere adesso.

La copertina è opera mia. È nata per gioco, come esercizio di grafica, ma alla fine il risultato non mi è dispiaciuto e ho deciso di usarla come cover definitiva.

Le immagini presenti in questa presentazione sono tratte dalla rete e rielaborate da me. Appartengono ai loro rispettivi proprietari e le ho utilizzate al solo scopo di mostrare quanto acconto in queste pagine.

 

Sinossi

 E’ la notte di San Valentino ma, anziché festeggiare, il mondo è morto. Il potente e crudele demone Sinfan atterra sull’ultima isola rimasta da esplorare, nella speranza di trovare qualcuno da bere e infettare con la tossina della follia. È stanco e inizia a delirare, come un comune mortale. Ancora non immagina che quello sfacelo sia una vendetta d’amore e che qualcuno lo stia aspettando, nel chiarore della luna morente.
Ma chi lo sta aspettando? Una donna? Un uomo? Un altro demone? Lo scoprirete leggendo il racconto…

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2) PRESENTAZIONE DELLAUTRICE FEDERICA LEVA DEL TEAM LETTORI COME STELLE.

 

Sinfan, Maradiel, Gustav e la ragazza


In questo racconto, i personaggi principali sono due, Sinfan e Maradiel. Gustav, la ragazza e la bambina vivono sullo sfondo, e solo per un po’ :D. In questo passaggio conosciamo Sinfan, il perfido capo della Setta dei Demoni della Follia, e Gustav, il suo nuovo favorito. Sinfan non ha una sessualità definita e non è capace di amare. Si prende come amanti demonesse e demoni che, per qualche ragione, suscitano il suo interesse, e li getta via con disinvolta noncuranza. Il modo in cui si sbarazza di Maradiel è quanto meno crudele. Qui assistiamo a parte della scena attraverso le memorie di Maradiel:

Avanzò di pochi passi e li vide. Se il suo cuore fosse stato ancora vivo, come quello dei demoni di razza, l’avrebbe sentito pulsare nella gola. Sinfan non era solo, nel letto. Con lui c’era un altro demone, e insieme, appena celati dalle cortine del baldacchino, si divertivano a tormentare una giovinetta nuda, che tremava e piangeva, implorando d’esser lasciata libera. Il fumo di dieci candelabri accesi screziava appena la loro nudità, carnale ed eterea a un tempo, esaltata dai tremuli chiari scuri della stanza.

Tremando, Maradiel afferrò i drappi del letto e li scostò bruscamente. «Sinfan…» ansimò. «E tu, Gustav…»

Fissò sbalordito il nuovo adepto venuto dalla Francia, discinto fra le lenzuola di seta dorata. Era bruno e provocante, e le scaglie delle sue grandi ali rilucevano come una miriade di stelle di ghiaccio. Maradiel sentì la propria bellezza nordica dissolversi, davanti ai suoi tratti decisi e mascolini, e anche il lucore liquido delle sue ali sembrò appannarsi, in quell’accecante sfavillio di luci. Approfittando di quell’attimo di distrazione, la ragazza cercò di scivolar giù dal letto e di fuggire, ma con gesto rapido Sinfan l’afferrò per la vita sottile e la scaraventò fra le braccia di Gustav.

[…]

Trattenendo a stento le lacrime, Maradiel obbedì. Sentiva lo sguardo trionfante di Gustav inseguirlo, tagliente come la sua risata, tanto forte da sovrastare il pianto disperato della ragazza. Portò due flûtes vecchie di trecento anni e, incapace d’andarsene, rimase accanto al letto anche quando Sinfan offrì al nuovo amante il collo della sventurata, un dono d’amore quasi sacro, ereditato dalla Stirpe dei Vampiri da cui discendevano. Perché lo faceva? A lui non aveva mai offerto nessuna vittima, in tutto il tempo in cui era stato il suo prediletto! Cercò di non ascoltare il grido della fanciulla, mentre Gustav la mordeva e colmava i calici con il suo sangue vermiglio. Aggrappato al baldacchino, li guardò bere alla moda degli umani e poi gettarsi alle spalle i bicchieri, che si frantumarono in mille schegge.

Era frastornato. I singhiozzi della ragazza, ancora viva, gli laceravano il cuore. Quanto spreco di bellezza, quanto spreco di vita! Sussultò, quando Gustav l’afferrò e le iniettò la tossina della follia con un secondo morso. Lei, povera creatura mortale, impazzì quasi subito, vittima di visioni terribili, che le facevano spalancare gli occhi e schiumare la bocca. Non era più bella mentre, ormai moribonda, s’aggirava per la stanza come una farfalla intrappolata in un vaso senz’aria. Lacerò i tendaggi, si strappò i capelli e camminò sui cocci di vetro ferendosi i piedi nudi, gli occhi sbarrati su un orrore inesistente. I due amanti la guardarono ridendo, mentre si seviziava le braccia e la gambe, masticava i capelli strappati e alla fine crollava in ginocchio, esausta.

«Ora basta» decise Gustav e schioccò le dita. «Fallo!»
La ragazza sembrò ritornare lucida; ma fu solo un attimo. Con una mossa lesta, afferrò l’attizzatoio rovente del camino e se lo piantò nel cuore. S’accasciò sul pavimento con un lungo gemito, gli occhi ancora aperti nella pozza vermiglia del suo sangue mortale. «Eccellente» si complimentò Sinfan, battendo le mani. «Una formidabile padronanza della follia. Non è così, cucciolo?»

 

 

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3) PRESENTAZIONE DELLAUTRICE FEDERICA LEVA DEL TEAM LETTORI COME STELLE.

Maradiel, il demone gentiluomo.

Eppure, è stato proprio lui a distruggere il mondo, per vendetta…

Ed eccoci arrivati all’ultima tappa della presentazione!
Chi è Maradiel? Non è un demone dalla nascita, a differenza di Sinfan e Gustav. È stato un umano e, dopo la sua morte, avvenuta quand’era ancora un giovane gentiluomo, è stato riportato alla vita dal bacio di Sinfan. Bellissimo e raffinato, ha cercato di meritarsi il titolo di demone, ma ha sempre saputo d’essere diverso dagli altri. Non ha più un cuore vivo e le sue ali sono fragili. È marchiato dalla debolezza, e sa che, presto o tardi, Sinfan si stancherà di lui e volgerà altrove la propria lussuria. E così accade. Sinfan s’invaghisce di un demone francese dalle ali scintillanti e nel giro di una notte si dimentica di Maradiel. E allora Maradiel medita una vendetta. La peggiore che si possa concepire.

Sinfan taceva, limitandosi a guardarlo con quel sorriso odioso e affascinante a un tempo. Come poteva essere così calmo e indifferente? Maradiel accennò a porgergli la piccola con un gesto di scherno.

«La vuoi? Oh sì, so che ti piace. È un bell’esemplare, ma non te la concederò facilmente, amor mio. E anche se la bevessi, moriresti lo stesso. Non c’è più vita, sulla terra. Presto o tardi, avrai bisogno di bere ancora sangue vivo e la tossina t’avvelenerà la mente. Oh, già la scorgo, che ti annebbia gli occhi… Di te non resteranno neppure le ossa e non ci sarà nessuno a rimpiangerti. Nessuno.»

«Neppure tu?»

“Io ti rimpiangerò sempre!”

Sospirò, e la sua voce si fece più bassa, più grave. «Ah, Sinfan! Ho sopportato tutto, per te: le beffe, i tradimenti, gli insulti! Ma ai tuoi occhi non contavo niente, e anche Gustav… In fondo mi fa pena, quel disgraziato. Che ne è stato della tua passione per lui, se non l’hai neppure pianto, quand’è morto? Hai buttato via i suoi resti come se fossero gli avanzi di una candela consumata. Che ne è stato del tuo amore per lui, quand’era in vita, e di quello per me?»

Scosse la testa, esasperato, e con un solo sguardo abbracciò la devastazione dell’isola. Un’ombra velava l’azzurro delle iridi cristalline, ma nella sua tristezza non c’era rabbia: solo rassegnazione, e rimpianto per un passato che avrebbe voluto vivere in modo diverso.

«Tutto questo» riprese. «Non è un caso o il mero capriccio della Morte. È il mio trionfo su di te e sugli altri demoni che in poco meno di una notte mi hanno dimenticato per uno straniero dallo sguardo perverso.»

Sinfan agitò una mano, sprezzante. «Sciocchezze. Da solo non puoi aver stravolto le leggi dell’universo. Non so come sia successo, ma una pestilenza ha invaso la terra e…»

Maradiel gli s’avvicinò con passo leggero, sorridendogli. Sinfan lo fissava sbalordito.

 

 

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QUALCHE RECENSIONE

 

  5.0 su 5 stelle sorprendente, 24 agosto 2015

Di Lupo Impetuoso

 La prima regola che mi impongo, prima di acquistare qualsiasi testo, fosse pure gratis, è quella di leggere l’estratto. Di solito lo leggo tutto e, se mi convince, acquisto. In questo caso è bastata una pagina per spingermi a scaricare il libro e divorarlo in un quarto d’ora.

L’autrice sa scrivere e ti sa tenere incollata al libro. La storia non è affatto scontata, mi piace che una volta tanto la notte di San Valentino non sia associata a qualcosa di smielato ma a un racconto oscuro .I personaggi sono ben caratterizzati e mi hanno ricordato alcuni personaggi usciti dalla penna di Lovecraft. Complimenti all’autrice! Lo consiglio a tutti .

 5.0 su 5 stelle Intenso, 30 luglio 2015

Di tracy (italy)

Ottima presentazione dei demoni in una dimensione ancora per me sconosciuta. L’arte e la perizia dell’uso delle parole ne fanno un piccolo capolavoro per essere un racconto breve.
L’amore, quasi sempre, sofferenza e dolore, è il tema portante del racconto che alla fine lascia con l’amaro in bocca, ma anche con una sorta di speranza.

Da leggere…

 

4.0 su 5 stelle Nel chiarore della luna morente, 3 luglio 2015 Di E-writer – (TOP 500 RECENSORE)

Nel chiarore della luna morente si articola questo simpatico racconto di Federica Leva. Testo scritto molto bene e soprattutto scorrevole con molti particolari che invogliano alla lettura.
Interessante la caratterizzazione del potente e temuto demone Sinfan.
Racconto consigliato agli amanti del genere Dark Fantasy.

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Per una volta, la notte di San Valentino non è associata a qualcosa di smielato ma a un racconto oscuro Condividi il Tweet

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Versione italiana.
Racconto tradotto in spagnolo.

 Clicca qui per sfogliare la presentazione!

 

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TrueFantasy commenta “Echi dalle Terre Sommerse”

Buon martedì a tutti!

Qualche giorno fa, è uscita la prima recensione ufficiale del mio romanzo fantasy “Echi dalle Terre Sommerse“, firmata TrueFantasy.
Ringrazio il recensore (Serena Zulian) e la redazione del blog per questo gradito “regalo di Pasqua”.

 

 “Un buonissimo romanzo, in un mondo ben creato e con personaggi che si muovono secondo logica nel mondo creato dalla Leva. Bisogna iniziare subito con il dire che il discorso e la narrazione sono molto chiari anche quando si parla di questioni complicate come le successioni dinastiche o le fragili alleanze che costellano Misrenea. Eppure, anche in questi due casi non si ha l’impressione di sentirsi staccati dalla storia; le informazioni, al contrario, si amalgamano bene con il resto della narrazione e risultano piacevoli a leggersi, senza una noiosa aura di “spiegone”.

 

LEGGI TUTTA LA RECENSIONE SU TRUE FANTASY

o scaricala qui:

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Un buonissimo romanzo, in un mondo ben creato e con personaggi che si muovono secondo logica Condividi il Tweet

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Anteprima del romanzo. La numerazione delle pagine potrà sembrarvi strana, ma la spiegazione è semplice: ho estratto i capitoli dal mio libretto: “La Signora del Graal”, in cui ho inserito gratuitamente i due primi due capitoli di “Echi”.

Se usi un pc, clicca qui per sfogliare l’intervista come se fosse una rivista. Ingrandisci a tua scelta, per leggere comodamente le pagine.

Echi dalle Terre Sommerse, anteprima

Se invece usci un dispositivo mobile o se preferisci scorrere le pagine come se fossero diapositive, clicca qui:

"Echi Dalle Terre Sommerse", anteprima

 

Clicca qui, invece, per una lettura più spartana ma chiara dell’anteprima:

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Il critico Gianni Della Cioppa commenta “Cantico sull’oceano” su MUSICALNEWS

Il critico Gianni Della Cioppa commenta “Cantico sull’oceano” su MUSICALNEWS

Il critico Gianni Della Cioppa commenta “Cantico sull’oceano” su MUSICALNEWS:
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Riporto una bella recensione a Cantico sull’oceano scritta dal critico, produttore musicale e scrittore Gianni della Cioppa. Ho apprezzato molto le parole lusinghiere che rivolge al mio romanzo e la riflessione finale sull’attuale mercato editoriale italiano.
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Federica Leva – Cantico sull’Oceano (Sesat edizioni, 2013) La musica, l’oceano, una donna.
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Una donna. La musica come scoperta e riscoperta di sé stessi. Il mare come viatico per riconciliarsi con la vita e con le proprie emozioni. Un romanzo scritto talmente bene da lasciare sconcertati.

Dal museo del Louvre nel marzo 2000 alla campagna parigina nei primi del ‘900. Inizia così, con un viaggio temporale inizialmente straniante, il romanzo di Federica Leva, medico e psicoterapeuta, che in queste pagine sfoggia una padronanza di scrittura che ammalia e scatena ammirazione. Dialoghi e descrizioni che ci proiettano nel passato, non un cenno fuori posto, linguaggio e narrazioni, sono sempre appropriati e ci catapultano tra tavoli di legno, camini, aromi di infusi del passato, cesti di fiori e il mare che eterno domina. Adrien, nobile privo di esitazioni ed Elenoire, abile pianista timorosa di svelare il proprio talento, sono una coppia di sposi apparentemente innamorati ed in sintonia, ma una permanenza forzata in uno sperduto borgo di campagna, sospeso tra realtà e fantasia, spezzerà l’equilibrio, innescando una spirale di situazioni che li cambierà per sempre. Tra personaggi apparentemente di contorno (un uomo disperso pieno di sensi di colpa, un pittore cieco ed altri), ma in realtà fondamentali; tradimenti cercati e casuali e desiderio di riscatto, i due sposi saranno costretti a ritrovare loro stessi e quanto di importante avevano perso nel viaggio della vita, accompagnati dall’ondeggiare dell’Oceano. Scritto in modo elegante e risoluto, “Cantico sull’Oceano” è l’ennesima dimostrazione di quanto talento possa nascondersi tra narratori che, a causa dei meccanismi perversi del business, non riescono a conoscere la ribalta. Federica Leva sfodera un’abilità narrativa che cancella molti degli scrittori italiani tanto chiacchierati e pompati della critica e dai mass media di regime. Con questo romanzo ha vinto premi e ricevuto elogi ovunque, ma nessuna casa editrice importante si è mossa per offrirle un’occasione. Una dimostrazione lampante che non è il talento che cercano queste strutture, altrimenti un romanzo come questo sarebbe letto da molti e ai vertici delle classifiche.

Senza mezzi termini “Cantico sull’Oceano” è un libro semplicemente bellissimo.

Clicca qui per leggere la recensione nella pagina d’origine

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Abbiamo narratori che, a causa dei meccanismi perversi del business, non riescono a conoscere la ribalta. Condividi il Tweet

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Le immagini qui presenti appartengono ai rispettivi autori e le ho assemblate al solo scopo di dare un’idea dei volti di alcuni protagonisti del mio romanzo.

 

Elenoire finale composizione

Adrien composizione3

 

 

 

 

Ramon composizione

 

 

 

 

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Sheraen Vestren di Rovanea

Sheraen Vestren di Rovanea

4) PRESENTAZIONE DELL’AUTRICE FEDERICA LEVA DEL TEAM LETTORI COME STELLE.

Buongiorno, Stelline. Dopo avervi presentato la sinossi di “Echi dalle Terre Sommerse”, il booktrailer e Tresan Hardan, oggi vi presento Sheraen Vestren, una delle protagoniste femminili della Saga.

 

Nata albina in una famiglia di Sottocavalieri – la nobiltà decadente di Rovanea -, viene considerata una sventura dal padre, che la condanna a morte all’età di otto anni. Ma la bambina non deve morire. La sua carta della nascita è inquieta e alcune stelle della sua Casa sono legate a quelle di Tresan. Salvata e portata all’Accademia dei Confidenti del Regno, la bambina cresce e diventa un’abile spia. All’età di sedici anni sviluppa il raro dono della telepatia, che le consente di entrare nella mente delle persone e di piegarle alla sua volontà, ma purtroppo non riesce a fare in modo che le vittime non si accorgano della sua invadenza. Pertanto, non può usare questo talento durante le sue missioni, eppure accetta ugualmente gl’incarichi più pericolosi, sopportando ogni tipo di violenza e umiliazione, pur di raccogliere le informazioni necessarie al regno di Rovanea.
Il primo volto che scorge, il mattino del suo sedicesimo compleanno, è quello di Tresan, e capisce che dovrà prendersene cura, perché così vogliono gli Dèi. Sheraen si ribella. Perché dovrebbe far da balia a un mezzo contadino che vive su un’isola lontano da lei? D’accordo, il ragazzo è affascinante, ha occhi profondi e la bocca ha una piega sensuale, ma lei è una spia, non la sua custode! A poco a poco, però, i suoi sentimenti cambiano e quando Tresan si sposa con la cugina del suo migliore amico assiste con dolore alle loro nozze. Ma sperare in un legame, con lui, sarebbe stato comunque folle. Lei è solo un’orfana senza dote e non ha la bellezza esuberante della donna che Tresan ha scelto per la vita. Perché mai lui dovrebbe alzare il suo sguardo su una creatura indegna come lei? Protetta dal suo potere, Sheraen accompagna Tresan in altri momenti della sua vita, e una notte, mentre lui prega in un cimitero, gli si rivela per qualche istante aprendo gli occhi nel cielo. Lui scorge due meravigliose stelle color ametista brillare fra la costellazione della sua Casa, e ne rimane affascinato. Quando si incontreranno…

 

Il collage grafico è stato realizzato da me con immagini reperite nel web e che hanno lo scopo di dare esclusivamente un’idea del personaggio presentato in questa pagina.

Sheraen Vestren – “Echi dalle Terre Sommerse”

 

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Presentazione COMPLETA del romanzo!

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Tresan Hardan di Elvaner

Tresan Hardan di Elvaner

Buongiorno!

Terzo giorno di presentazione di “Echi dalle Terre Sommerse”. Iniziamo a conoscere alcuni dei protagonisti che danno vita alla saga. Da chi partire, se non da Tresan Hardan, il carattere più importante della storia?

3) PRESENTAZIONE DELL’AUTRICE FEDERICA LEVA DEL TEAM LETTORI COME STELLE

Tresan è il figlio cadetto del Sopracavaliere di Elvaner, un feudo del grande arcipelago chiamato Misrenea. Nel romanzo lo vediamo crescere dai tredici ai ventitrè anni. Ha un’indole sognante ma determinata.
All’età di undici anni, dopo un breve terremoto scopre in mare quelli che, ai suoi occhi, sono i resti di un’antica città e nei suoi sogni immagina che sul trono di quella città sedesse il leggendario Re d’Ambra, le cui spoglie giacciono nel giardino della Dea. Spera che quel re antico sia un suo avo, e quando trova il frammento di un gioiello, sopra la sabbia, per un attimo ha la visione di un re selvaggio, dai lunghissimi capelli neri e la pelle di bronzo, e si convince che nel suo sangue scorra quello di quel grande guerriero.
La sua venerazione per quell’uomo vissuto dodicimila anni prima non è casuale. Nella sua Mappa Astrale, un’intera costellazione è formata dalle temibili Stelle Cacciatrici, segno che un’anima antica sta per entrare nella sua vita. Tresan ignora chi sia e che cosa voglia da lui. Sa solo di essere sensibile all’influenza nefasta di Athera, la luna sanguigna, anche se in lui non scorre nemmeno una goccia di potere magico. Perché, allora, ogni tre mesi gli ritorna lo stesso incubo e perché, a volte, ha la sensazione di scorgere un antico schiavo che gli sorride? Non può essere quel re… o sì? Se almeno sapesse qualcosa, su di lui! Ma le ballate raccontano soltanto che prima di morire aveva maledetto un dio dimenticato, per vendicare la morte della donna che amava. Anche se davvero quello spettro stesse ritornando per completare la sua vendetta contro un dio, perché dovrebbe cercare proprio l’aiuto di Tresan? Scoprire il suo legame con quello spirito sarà solo il primo passo verso una vita che non avrebbe mai immaginato di vivere.

Il collage grafico è stato realizzato da me con immagini reperite nel web e che hanno lo scopo di dare un’idea del personaggio presentato in questa pagina.

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Presentazione COMPLETA del romanzo!

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Booktrailer ed estratto di “Echi dalle Terre Sommerse”

Booktrailer ed estratto di “Echi dalle Terre Sommerse”

 

Buongiorno a tutti! Eccoci al secondo appuntamento della presentazione di”Echi dalle Terre Sommerse”. La volta precedente avete letto la sinossi e dato una sbirciata alle mappe, mentre oggi ci addentriamo di  un passo nella storia. Vi presento il booktrailer, realizzato con la colonna sonora originale e composta appositamente per questo video dal Maestro Gabriele Caselli.

Pagina Facebook della presentazione: https://www.facebook.com/groups/1527493407528497/permalink/1549038988707272/

 

2) PRESENTAZIONE DELL’AUTRICE FEDERICA LEVA DEL TEAM LETTORI COME STELLE.

Ciao a tutte, Stelline. Come promesso, ecco a voi il booktrailer del romanzo “Echi dalle Terre Sommerse” e un estratto.

BOOKTRAILER https://www.youtube.com/watch?v=gTp8P2SAa2o

ESTRATTO

In questo brano, Sheraen, una giovane spia dei Confidenti del Regno, è in missione nel castello dei Kulldren per svelare gli intrighi del nipote del re, Damon, ai danni della corona. Poiché è albina e non è opportuno che desti l’interesse della corte, si è tinta i capelli d’un orribile arancione carota, indossa una gobba finta e si finge sordomuta. Da sei anni, Sheraen ha scoperto di possedere il dono della telepatia. Il primo volto che ha visto è stato quello di Tresan, il protagonista – e non è un caso – e dopo aver inutilmente cercato di liberarsene, si è accorta di provare un dolce sentimento per lui. Ma il ragazzo ancora non la conosce e si è invaghito della cugina del suo migliore amico e ha insistito per sposarla. Sheraen, vittima del suo stesso dono, è costretta ad assistere alle loro nozze e con dolore riconosce d’essere troppo insignificante per sperare di essere apprezzata da lui. Invece, quando si incontreranno…

 Sheraen non avrebbe voluto assistere a quelle nozze e il pomeriggio del matrimonio lavorò più duramente del solito nelle cucine e al lavatoio, cercando di distrarsi. Le immagini dei preparativi le balenavano nella mente come lampi durante un temporale e dopo aver strappato la tunica del cuoco, a forza di strofinarla e di batterla sulla pietra, salì sugli spalti e sedette fra due merli, le gambe abbandonate nel vuoto. Sotto di lei, il fianco roccioso della collina cadeva a strapiombo nel mare. La celebrazione stava per iniziare e la sua mente era ostinatamente invasa da immagini vivide e prepotenti. Con uno spasmo di dolore, scorse Tresan tendere la mano a Maribelna per accompagnarla nel tempio della Dea Melyss. A tratti, colse alcune scene della cerimonia. Maribelna, vestita con un sontuoso abito di broccato verde, seguiva le parole dell’Eminente Valjr senza muoversi, composta e impassibile come una regina. Al suo fianco, Tresan era raggiante e il modo in cui sorrise alla moglie, mentre l’Abate annodava il nastro nuziale attorno alle loro mani unite, le spaccò il cuore. Era lo stesso ragazzo di cui non si era voluta occupare, sei anni prima, ma dopo averlo sorvegliato tanto a lungo si era illusa che fra loro ci fosse un legame speciale. Qualche volta si era sorpresa a fantasticare sulla sua espressione pensierosa e sulla forma seducente della bocca; ma erano stati sogni insensati. Lui era un nobile e lei un’orfana che i Patriarchi avevano trovato in fin di vita su una spiaggia, all’età di otto anni, e che avevano avuto la compiacenza di allevare come spia. Non ci sarebbe mai stato niente, tra loro, all’infuori di quello che gli Dèi avevano già stabilito.

 Non riuscì ad alzarsi per molto tempo; solo mentre Tresan baciava la sposa davanti al tramonto trovò la forza di raccogliere la ruvida veste da sguattera e di ritornare nello sgabuzzino in cui dormiva. Imbruniva, e gli altri servi si stavano già avviando verso le cucine per cenare. Sheraen passò dal retro per non incrociarli, e si richiuse la porta alle spalle. Si sentiva lo stomaco in subbuglio e non sarebbe riuscita a toccare cibo, tanto meno la minestra insipida e mezza fredda che era costretta a mangiare tutte le sere. S’accostò al pagliericcio, illuminato da una finestrella sporca, e dalla sua sacca trasse una boccetta di latte d’oppio, valeriana e biancospino. Era colma per metà e la bevve d’un fiato. Non voglio che le scene della vostra notte di nozze mi tormentino i sogni. Si distese sulla paglia e rimase a fissare le ragnatele sul soffitto fino a quando non si sentì invadere da un irresistibile torpore. Allora allungò una mano, si tirò la coperta fin sopra la gola e con sollievo s’abbandonò al sonno.

Si svegliò prima dell’alba. Accese una candela e si specchiò in un vetro rotto che aveva appeso al muro, sopra le scope. Mentre finiva di sistemarsi la finta gobba sulla schiena, la porta si aprì e la serva Marièl venne a chiamarla.

«Sei pronta, bambina? Il principe Damon si sveglierà fra poco e vorrà la colazione.»

Lei rispose con una goffa riverenza. Da quando aveva servito durante l’incontro fra Marlifer e Ger, ogni tanto veniva inviata nelle stanze regali per svolgere qualche lavoro di fatica, come rigovernare il salotto di Damon dopo un festino o svuotare la comoda dei principi, e per quanto alcune mansioni le ripugnassero, erano momenti preziosi per avvicinarsi agli appartamenti reali senza destare sospetti. Essendo efficiente e discreta, Marièl la mandava sempre più spesso nell’ala signorile, e lei esultava.

«Non tardare» le raccomandò la donna, gesticolando per farsi capire. «É inutile che tu perda tempo davanti a quel vetro. Sei tanto cara, Tika, ma non sarai mai graziosa. Ti aspetto in cucina.»

Uscì, e Sheraen indugiò per un momento a specchiarsi. I suoi tratti erano appena percepibili, al lume della candela, ma con una stretta al cuore dovette ammettere che Marièl aveva ragione. Non era brutta e in Accademia qualcuno l’aveva perfino corteggiata, ma era una creatura pallida e senza colori. Il duro lavoro e la fame le avevano scavato le guance e da qualche tempo aveva cerchi scuri sotto gli occhi. Anche se Ger fosse rimasto al castello, invece di partire per Myrdrassa, difficilmente avrebbe riconosciuto in quella servetta emaciata la presunta nipote degli Alti Sacerdoti di Ályshan. Si toccò le mani, tagliate dall’acqua gelida del lavatoio, e pensò che avrebbe dovuto prepararsi una crema all’aloe per ammorbidirle e un’altra alla calendula per cicatrizzare le piccole ferite. S’immaginò come doveva apparire a chi la vedeva per la prima volta e trasse un sospiro di sconforto. Era insignificante anche senza la finta gobba, con quegli occhi scialbi e i capelli morti! Tresan non l’avrebbe mai voluta, nemmeno se non si fosse sposato con Maribelna. Soffocando dentro di sé il dolore per le sue nozze, finì di allacciarsi l’informe camicia di cotone grigio che le cadeva fino ai piedi. Non doveva pensarci. Su, nella stanza più lussuosa nella torre, Damon l’aspettava per la colazione e, ignaro che potesse sentire, avrebbe sparlato di suo zio, di Erlanes e di tutti i Misreneani che vivevano sulle terre dei Kulldren e magari le avrebbe rivelato qualche informazione preziosa.

Si sorrise nel vetro e i suoi occhi si assottigliarono come quelli di una gatta in caccia. Era la migliore spia dell’Accademia di Rovanea e l’avrebbe dimostrato ancora una volta.

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ANTEPRIMA LO HOBBIT-LA BATTAGLIA DELLE CINQUE ARMATE

ANTEPRIMA LO HOBBIT-LA BATTAGLIA DELLE CINQUE ARMATE

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ANTEPRIMA LO HOBBITLA BATTAGLIA DELLE CINQUE ARMATE
di Federica Leva

 

 

Qui di seguito, troverete i miei commenti all’ultimo film della trilogia de Lo Hobbit. La prima parte del commento al film contiene spoilers. Chi non volesse ricevere nessuna anticipazione, potrà leggerlo integralmente all’uscita del cinema.

FIGURANTI AL RICEVIMENTO

17 dicembre 2014. Sembrava che gli astri fossero avversi alla mia presenza al Cinestar di Lugano, ieri sera ma, sconfitto il fato maligno, alle 19.00 sono entrata anch’io nella sala del buffet, in abito fantasy, assieme ad altri diciotto ragazzi del gruppo Eldalie. E’ stata la prima volta che m’improvvisavo come figurante e mi sono divertita. Gli spettatori giunti ad assistere alla prima visione nazionale del film “LA BATTAGLIA DELLE CINQUE ARMATE” ci scattavano foto, volevano sapere chi fossimo e ci chiedevano di poter ammirare i dettagli più significativi del nostro abbigliamento. Qualcuno aveva scelto di rappresentare personaggi noti delle storie Tolkieniane – Elfi, Nazgul, Túrin Turambar, i Nani Thorin e Kili ecc.. -, mentre altri raffiguravano dame in abiti sfarzosi e cavalieri in splendide armature. Gli spettatori hanno preferito fotografare i cosplayers, ma i miei costumi preferiti sono stati quelli originali, sontuosi e accurati, anche da un punto di vista filologico. Io mi sentivo una cugina povera, fra tanta eleganza, e non avevo la malizia di posare correttamente, come le altre damigelle. Se ripeterò l’esperienza, m’impegnerò ad apprendere qualche rudimento per essere una nobildonna più altera e aggraziata.

Dopo aver intrattenuto i visitatori per quasi due ore, siamo stati scortati a un’entrata laterale per sfilare nel cinema. Al termine della presentazione, abbiamo ricevuto gli occhialini 3D e ci siamo seduti ai posti che ci erano stati assegnati.

La visione dell’ultimo atto de Lo Hobbit stava per iniziare.

 

Le foto sono tratte dal sito de Il Corriere del Ticino. Io sono la creatura con l’abito color panna e champagne.

 

 

 

 

 

 

 

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IL FILM


ATTENZIONE CONTIENE SPOLIER!

 

Lo Hobbit- la Battaglia delle cinque Armate ha un inizio travolgente. Smaug è in volo su Pontelagolungo e non appena viene avvistato, la popolazione cerca una via di fuga. Il governatore carica una barca con l’oro della tesoreria e si avvia verso la periferia della città, mentre Bard si aggrappa alle sbarre della prigione, gridando perché qualcuno lo liberi. Anche i suoi figli, assieme a Tauriel e ai nani rimasti in città, salgono su una barca per sfuggire alla furia del drago. Ma prima che qualcuno riesca a lasciare i canali ghiacciati, Smaug si prepara all’attacco.

IO SONO FUOCO!

IO SONO MORTE!

E morte sarà.

Come previsto, è Bard a uccidere il drago, colpendolo nella scalfittura provocata dal suo antenato, al tempo della caduta di Erebor. Le immagini, durante la distruzione della città, sono drammatiche. Il fuoco divora ogni cosa, la gente urla, scappa, brucia o affoga, mentre Smaug travolge tetti e abbaini con noncuranza. Un personaggio conosciuto muore in modo tragico, nell’indifferenza generale, ma non credo che i bambini sorvoleranno facilmente sulle immagini del suo trapasso. Anche se il figlio di Bard partecipa alla vittoria sul drago, l’impostazione della scena è tutt’altro che ideata per un pubblico giovanile. Come nei film precedenti, neppure qui non mancano esagerazioni sceniche, ma si può sorvolare: in un clima così violento, un po’ di speranza si accoglie quasi con sollievo.

La prima parte del film è ben ritmata e interessante.

Dopo la distruzione della città, la scena si sposta sulla fortezza maledetta, dove Gandalf è imprigionato dal film precedente – poveretto! Mentre un orco si diverte a torturarlo, Dama Galadriel interviene a salvarlo. E non è sola. Al suo fianco combattono anche Elrond e Saruman, ma alla fine è l’immensa forza della Dama di Lórien ad allontanare, almeno per qualche tempo, la minaccia di Sauron. Gandalf sembra in punto di morte e Galadriel è sfinita per aver consumato gran parte del suo potere. Volgendo lo sguardo al cielo della notte, Saruman esorta Elrond e Radagast, giunto provvidenzialmente con i suoi coniglietti da corsa, a occuparsi di loro.

«Lasciate Sauron a me» dichiara.

Come già sappiamo, sarà la sua rovina.

Mentre gli Uomini ritornano alla città abbandonata ai piedi della montagna e Gandalf viene salvato dalla prigionia, Thorin cade vittima della follia che accompagna la sovranità di Erebor. Si era già accennato alla malattia dell’oro di Erebor, nei film precedenti, e già sul finale del secondo episodio Thorin non appariva più come un nano ombroso ma giusto. Aveva iniziato a rivelare un’inclinazione cinica e spietata, al punto di minacciare Bilbo con la spada, se non gli avesse riportato l’Arkenstone, ancora protetta da Smaug. Ora rinnega la parola data alla popolazione di Pontelagolungo: nessuna moneta lascerà mai la montagna per favorire la ricostruzione della città! I Nani sono preoccupati. «Eri più re quando non portavi la corona» gli rinfacciano, ma Thorin non se ne cura. Il suo unico pensiero, la sua ossessione, la scintilla vitale della sua follia è l’Arkenstone, sperduta sotto le colline di monete e pietre di pura luce lunare che ondeggiano nelle sale interne. Incita i Nani a trovarla, inizia insinuare complotti e tradimenti. Intanto, fuori dalla montagna si raduna un esercito di Elfi, capeggiato da Thranduil e uno, più esiguo, comandato da Brad. Parlano di pace, ma Thorin li scaccia. Ancora una volta è Bilbo a cercare una soluzione. Per giustificare le sue decisioni, viene mostrata una scena che è stata volutamente occultata, nel film precedente, e che stride con l’ultimo confronto fra l’Hobbit e Thorin, nei corridoi all’entrata della montagna. Perché Bilbo sostiene di non aver trovato l’Arkenstone, quando invece sa benissimo dove si trova? In quella circostanza, Bilbo ignorava il potere della pietra sulla mente dei membri della dinastia di Re Thrór; quindi, perché mentire?

Il tormento di Thorin, assieme al tentativo di Bilbo di forgiare un’alleanza fra Nani, Elfi e Uomini e la successiva guarigione del Re dei Nani – un po’ troppo rapida, a mio parere – vivacizzano la prima parte, creando una storia con uno svolgimento ben preciso. Il nostro Hobbit non ha un ruolo particolarmente attivo ma, d’altro canto, nel libro compare ancor meno, e in questo episodio sarebbe stato scorretto relegarlo in un angolo, dopo averlo reso il protagonista assoluto nei due film precedenti.

DA QUI IN POI, GLI SPOILERS SONO LIMITATI A QUANTO GIA’ RACCONTATO NEL ROMANZO

Ma il tempo per i drammi interiori sta volgendo al termine, e il film si apre al conflitto armato. Da qui in poi, si apre anche il mio scontento. A questo proposito, concordo con la recensione di Mymovies che dichiara:

La battaglia delle cinque armate è molto fedele al suo titolo e preferisce l’estesa e spesso noiosa rappresentazione dei conflitti tra diversi eserciti ai molti altri spunti che la parte terminale del libro originale offriva.

Battaglie a tratti verosimili ma più spesso dai toni assurdi, per impostazione tattica e per rappresentazione visiva delle scene. Non è da grandi strateghi correre incontro al nemico che sciama giù dalla montagna, per affrontarlo dal basso. Se il mio esercito fosse schierato in pianura, sfrutterei quel terreno per affrontare il nemico in condizioni di parità, o cercherei di portarlo in un punto a me più favorevole. Thranduil preferisce invece far muovere i suoi elfi dorati verso i Nani di Colle Ferroso, giunti in soccorso di Thorin. Strana scelta, anche se poi lo scontro non ha luogo perché le colline tremano e si spaccano, e arrivano Orchi e Mangiaterra – praticamente, sono dei trivellatori simili a troll con un serio ritardo mentale. Peter Jackson è davvero sicuro che Tolkien li abbia inseriti, nel Lo Hobbit? Sicuro sicuro? La battaglia che ne consegue ha più le caratteristiche di un videogioco che di una battaglia epica fra cinque eserciti. Aspettate… Cinque? Io ne ho sempre contati quattro: i Nani, gli Uomini, gli Elfi e gli Orchi. E il quinto? Va bene che in matematica ero un disastro, ma fino a cinque – visto che è il mio giorno di nascita – dovrei arrivare. Solo verso la fine, in una scena che durerà forse due fotogrammi e mezzo, si vedono arrivare Beorn e le aquile giganti. Forse, i nuovi venuti avranno più spazio nella versione estesa perché qui, ve l’assicuro, si sono visti davvero poco.

Come temevo, Peter Jackson non ha saputo trattenersi dal trasformare l’epica battaglia in un cartone animato in 3D. Montagne e torri vengono smantellate, ma Elfi e Nani sopravvivono sempre. Magari, cadendo di schiena spezzano un ponte, ma sono così coriacei da rialzarsi senza indugio per riprendere a combattere. Le evoluzioni di Legolas ormai sono leggenda. Agile come quando tirava frecce agli orchi in equilibrio sulle teste dei Nani, adesso saltella su orchi e Mangiaterra come se stesse andando in altalena. Ha anche il privilegio di sfidare la forza di gravità, e quando una torre si sfalda, sotto i suoi piedi, risale usando i macigni che cadono nel vuoto come un’improvvisata scalinata – lo so, lo so… Non dite nulla! Non solo. Durante questa risalita, accumula uno slancio così vigoroso da riuscire a spiccare il salto e ad avvinghiarsi con le gambe al collo dell’orco, in piedi sul pezzo di torre non ancora crollata.

E che dire delle spade che trapassano il ghiaccio come se fosse burro?

E degli arieti che sbucano fuori dal  nulla e si arrampicano su pareti verticali e ghiacciate come se avessero delle ventose, al posto degli zoccoli?

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Peter, Peter… Era davvero necessario?

Nel finale, su queste scene da 2000 punti + una sola vita rimasta, si innesca il dramma delle morti che colpiscono i Nani in rapida successione. Sono tutte dolorose, dalla prima all’ultima, perché a loro modo i Nani sono riusciti a rendersi amabili, durante questi tre film. Che Kili morisse, purtroppo, era una certezza, dal momento che è condannato a non sopravvivere anche nel romanzo, ma vedere Tauriel accarezzargli la mano, disperata e impotente sopra il suo volto immobile, mi ha commosso. E resa furibonda. Un finale crudele e ingiusto, per la povera elfa… Per reclamare il suo diritto ad amare un Nano, Tauriel si è inimicata Thranduil e gran parte degli spettatori del secondo film, e alla fine si è ritrovata solo con un incontenibile dolore. Cosa farà, adesso? Vagherà per le terre selvagge? Tornerà a casa? Si farà suora? Jackson non ce lo rivela, in questo film. Forse sarà più esaustivo nella versione estesa. O si porterà il segreto nella tomba, chissà.

Alla fine del bagno di sangue, si parla di feste, di canti, di entrare nella leggenda… eppure, non si respira un’atmosfera felice – io non lo ero affatto, quanto meno. Bilbo saluta i Nani sopravvissuti e ritorna nella Contea assieme Gandalf. Non si sa che fine abbia fatto l’Arkenstone, se sia ancora nelle mani degli Uomini o se sia stata restituita ai Nani. Spero che Jackson non si porti anche questo segreto, nella tomba.

Scarsi e poco efficaci, a mio parere, sono stati i siparietti ludici. Ogni tanto, sentivo qualcuno ridacchiare, attorno a me, ma per quanto volessi unirmi a loro, non ci sono riuscita. Ho sorriso un paio di volte, grazie ad Alfred, buffone e “leccasputo”, come viene definito, che, incapace di comportarsi da uomo, si traveste da donna procace e nasconde nella sua generosa ottava/decima tutto l’oro che riesce ad arraffare.

Una nota sulla colonna sonora. Forse sono troppo esigente, ma non mi ha suscitato nessuna emozione. Quando ho assistito al primo film, due anni fa, non avevo visto i trailers cinematografici, né conoscevo la canzone dei Nani, di cui avevo sentito parlare in termini entusiastici. Eppure, la soundtrack mi ha conquistata subito. Il tema principale, ripreso più volte e in versioni differenti, mi è entrato subito nella mente e nel cuore, e ancora oggi mi capita di canticchiarlo. Ricordo inoltre perfettamente le musiche epiche e drammatiche degli scontri fra i Nani e gli Orchi. Musiche perfette, a mio parere. Non ho ricordi altrettanto limpidi della colonna sonora del secondo film, né sono stata catturata emotivamente dalla canzoncina che ho sentito ieri sera, durante i titoli di coda.

Ancora prima che la visione finisse, mi sono sorpresa a pensare: “Non credo di voler più rivedere questo film, non a breve termine, quanto meno”, ma penso che lo riguarderò, ancora una volta, durante le vacanze di Natale, e magari gli darò una stellina in più di quanto non riesca a dargli oggi, in completa onestà.

Visione consigliata? Nonostante tutto, sì. Se avete visto i primi due film, non potete non chiudere la storia e lasciare che Smaug voli senza fine verso Pontelagolungo…

 

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Jesus Christ Superstar – Arena di Verona 12 ottobre 2014

Jesus Christ Superstar – Arena di Verona 12 ottobre 2014

 

Jesus Christ Superstar

Arena di Verona 12 ottobre 2014

                                                                 di Federica Leva

Domenica pomeriggio, con la benedizione di un clima quasi estivo – sole e 25° gradi – io e Roby abbiamo preso posto sul nostro seggiolino per puffi nel settore 15 dell’Arena di Verona. Dopo aver rinunciato all’esibizione di Roma, ad aprile, non potevamo perderci questo momento storico: assistere dal vivo al musical Jesus Christ Superstar nel “Celebration Day”, ovvero nel 42esimo anniversario dal debutto di Broadway – 12 ottobre 1971.

Ingenuamente felici, esultavamo per essere relativamente vicini al palco, ignorando che avremmo perso almeno metà dello spettacolo per una biasimevole e cieca scelta del regista. Il palco è stato circondato da alte impalcature, necessarie per ospitare gli orchestrali e i ballerini, e sul fondo è stata collocata una scalinata che fungeva da scenografia, unica per tutta la durata dello spettacolo. Ogni qualvolta i cantanti si portavano in quella zona, sfuggivano alla nostra vista – e a quella di migliaia di altre persone – impedendoci di seguire la vicenda. A volte, sentivo un canto e non vedevo dove fosse l’interprete. Una volta, ho capito che Maria Maddalena era ritornata in scena solo perché ho scorto un lembo rosso del suo abito oltre i ponteggi. Secondo noi spettatori, gli attori avrebbero dovuto recitare più avanti, preferibilmente in un palco che sporgesse oltre le impalcature almeno per altri tre metri. E dal momento che durante lo spettacolo sono stati proiettati video e scritte importanti, apprezzabili solo da chi sedeva frontalmente, il regista avrebbe dovuto studiare un espediente per renderli fruibili anche ai tapini che sedevano nei settori laterali.

A parte questo limite, il pomeriggio si è ritagliato uno spazio privilegiato fra i miei ricordi. Approfittando della mia posizione defilata, ho rubato istanti e scatti al backstage, dove i ballerini ridevano fra loro e con i cantanti. L’atmosfera che si respirava era di affabile complicità. Vedevo Ted Neeley (un settantunenne Gesù) e Yvonne Elliman (una sessantenne e ancora piacente Maria Maddalena) prepararsi con la stessa gioia dei ragazzi del corpo di ballo. A poco a poco sono arrivati anche gli altri interpreti (Giuda, Pilato, lo storico Barry Dennen, Caifa, Anna e Pietro) e dopo essersi presi tutti per mano, hanno recitato saltellando lo scaramantico: “Merda! Merda! Merda!”.

Il rito propiziatorio deve essere stato accolto dalla Dea Fortuna, perché lo spettacolo è stato quasi perfetto. Feysal Bonciani, un giovane Giuda Iscariota, che sembra il figlio di Carl Anderson, tanto gli assomiglia, ha dato sfoggio di ottime doti vocali e interpretative. Siamo stati orgogliosi di scoprire che è un ragazzo fiorentino di origini somale. Oltre a saper cantare e recitare, è anche un bravo ballerino, come ha dimostrato nel finale. Ho avuto la sensazione che fra lui e Ted ci fosse un’autentica stima e simpatia reciproca, che si è espressa con sguardi e abbracci pieni di soddisfazione, durante i ringraziamenti finali.

Leggermente sottotono l’interpretazione di Yvonne Elliman, ma non importa. Non si può pretendere che la sua voce conservi ancora la freschezza di quarant’anni fa… e tutti possono avere una giornata poco felice. La sua recitazione è stata comunque coinvolgente e nemmeno il tempo ha potuto far appassire la sua bellezza esotica. Anche questo conta, in scena. In ogni caso, il suo “I don’t know how to love him” ha riscosso una sonora approvazione, sia in platea sia sugli spalti.

Perfetti, sia come attori sia come cantanti, anche gli storici Pilato e Gesù, ancora uniti, dopo quarant’anni, dall’amore per la musica e per i ruoli che li hanno consacrati alla leggenda. Pilato sembra la reincarnazione di Giulio Cesare: piccolino, con l’espressione grave e combattuta di chi non vorrebbe uccidere ma non ha la forza di evitare lo scontro con il clero locale.

E poi, ecco il momento del sofferto “Gethsemane/I Only Want To Say”. Ted/Gesù è avanzato lungo una corta passerella e si è inginocchiato in un fascio di luce che rievocava i raggi della luna. Con toni drammatici ha confessato l’umana paura della morte e ha chiesto a Dio perché dovesse morire. Infine, nel ribellarsi al disegno divino, si è alzato e ha liberato quegli acuti che gli hanno regalato un’intramontabile notorietà. La sicurezza e la potenza del canto hanno affascinato tutti gli spettatori, e mentre Gesù ricadeva a terra, schiacciato dal peso del proprio destino, tutta l’Arena si è alzata in una appassionata standing ovation.

Mi sono alzata anch’io, cercando di non perdere la giacca e il maglione, che tenevo arruffati in mano, e la macchina fotografica. In qualche modo, non so come, sono riuscita anche ad applaudire.

«Notevole» ho detto a Roby «Davvero notevole.»

E subito mi sono pentita di non aver registrato l’esibizione. All’inizio dello spettacolo è stato proibito di effettuare riprese video e io, da brava oca diligente, mi sono attenuta alle regole. Ora, ancora una volta di più, mi rammarico di essere così ligia alle disposizioni. Ovviamente non avrei diffuso alcuna registrazione – sono consapevole che il divieto è imposto dalle case discografiche per questioni commerciali – ma quanto meno avrei conservato quel ricordo per me. Una lezione in più da ricordare nel mio futuro di sempre-inutilmente-brava-ragassa.

Purtroppo, dalla mia posizione ho perso la parte delle quaranta scudisciate inferte a Gesù, ma più tardi, parlando con un’amica che si era seduta in un altro settore, ho scoperto che, a ogni colpo, sullo schermo alle spalle degli attori venivano mostrate immagini di drammi o momenti significativi della nostra storia (Ad esempio, l’attacco alle Torri Gemelle e l’abbraccio fra un musulmano e un ebreo). Spero che Monica mi faccia pervenire presto qualche fotografia, così di scacciare quella sensazione di vuoto che inevitabilmente associo a quello snodo della vicenda.

Bravi anche gli altri interpreti vocali. Ho apprezzato sopra tutti la voce di Simone lo Zelota, uno dei più ferventi discepoli di Gesù, ma sono stati degni del loro ruolo anche Caifa – un basso vigoroso – e Anna – il Vermilinguo di turno, costretto a cantare con la voce in falsetto.

Infine, un applauso agli orchestrali e al corpo di ballo. Impeccabili entrambi.

Se il regista fosse stato più oculato e si fosse ricordato degli spettatori posti ai lati – magari rammentando che il loro posto non costava proprio poco! – sarebbe stata una visione perfetta.

Qui potete trovare alcune delle 551 fotografie che ho scattato durante lo spettacolo

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#JesusChristSuperstar. Intramontabile. E assieme a Ted, Yvonne e Barry c'era anche lo spirito di Carl Anderson Condividi il Tweet

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GALLERY

 

 

 

 

 

 

 

 

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Commento di Camilla Elisa Aiello‎ a “Cantico sull’oceano”

Commento di Camilla Elisa Aiello‎ a “Cantico sull’oceano”

Sono qui per dare una recensione al romanzo, CANTICO SULL’OCEANO, premetto che non sono né un giudice letterario né un critico letterario, ma un’amante della bella scrittura e della fantasia sterminata di alcuni scrittori, Federica è una di questi pochi eletti a mio giudizio, è fin troppo facile scrivere un romanzo con temi d’attualità dove basta aprire un giornale e hai l’ispirazione, ma scrivere un romanzo come CANTICO con degli intrecci che man mano si snodano fino a farti prigioniera delle parole e rammaricarti quando metti il segno per riprenderlo successivamente. ecco a me è capitato di sognare Eleonor, mi è capitato di essere con lei nello studio di Roland, e di ascoltare le sue mani che veloci vibravano sui tasti, ho sofferto con lei e maledicevo ADRIEN…….Insomma Federica, a quando il continuo????….BELLO, COINVOLGENTE TEMPESTOSO COME L’OCEANO.

 

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«Hai toppato, ragazzo!»

«Hai toppato, ragazzo!»

«Hai toppato, ragazzo!»

di Federica Leva

«Hai toppato, ragazzo!»

Un’espressione che abbiamo trovato almeno un centinaio di volte nelle versioni di latino, non è vero? Dal verbo toppere, presumo. Indicativo presente, declinazione: toppĕo, toppis, toppit, toppimus, toppistis, topperunt. Imperfetto: Toppībam, toppības, toppībat, toppibāmus, toppibātis, toppībant. E così via.

Musicale, non trovate? E come avrebbero potuto urlarsi in faccia questa frase, gli antichi romani?

«Toppiisti, puer!»

Hm, no, non funziona. Così come non funziona la frase: «Hai toppato, ragazzo!» in un romanzo ambientato nell’antica Roma. Dove ho trovato questa infelice espressione, vi chiederete? Or dunque, questa estate, al ritorno dalle vacanze, ho trovato un libro cartonato in vendita in un autogrill e, attratta dalla copertina che ritraeva un centurione romano, l’ho acquistato. Non conoscevo nulla dell’autore – Simon Scarrow… chi è costui? – né del romanzo – La legione. Una volta a casa, ho dovuto accantonare il romanzo per leggerne altri, in paziente attesa sul mio comodino, ma qualche giorno fa l’ho finalmente aperto.

Stupita dall’impostazione del primo capitolo e dalla presenza di qualche infodump, ho chiesto a un’amica se l’autore non fosse uno dei fortunati self approdati al grande circuito internazionale grazie a un notevole successo di pubblico.

«No, è uno scrittorone. Vive di scrittura da anni.»

Allora tutte le discussioni di scrittura creativa a cui ho partecipato negli ultimi anni non servono a nient’altro che ad accendere il fuoco (n.d.r., la legna per l’inverno è già pronta).  La trama è caruccia, ma giunta poco oltre la metà del romanzo ho la sensazione che:

1) I personaggi siano statici.

2) Il ritmo narrativo sia lento. Confesso di aver saltato qualche pagina, quando la descrizione delle scene si è protratta oltre la pagina e mezzo che di solito riesco a tollerare.

Inoltre

3) Talvolta l’autore inserisce infodump.

Esempio: «Sì, signore. Devo far preparare il corvo?», rispose l’uomo, facendo un cenno del capo verso l’aggeggio assicurato al ponte davanti all’asta dell’albero. Il corvo era una passerella che veniva sollevata e abbassata con un sistema di carrucole; un perno di legno su una delle due estremità permetteva di farlo ruotare oltre il bordo della nave. All’altra estremità c’era uno spuntone di ferro simile a un becco di corvo. Una volta posizionato al di sopra del ponte del vascello da abbordare, l’attrezzo veniva fatto scendere e lo spuntone, sbattendo violentemente, si conficcava nelle travi, unendo così le due navi e permettendo ai classiari di attraversarlo di corsa ed entrare in azione. Sebbene non vi fosse traccia di vita a bordo, Catone decise di attenersi alla prassi in caso si trattasse di una trappola.

«Sì, usate il corvo. Se pensi di aver bisogno di rinforzi, possiamo inviare i legionari».

Una lezione sull’ingegneria bellica è l’ideale per mantenere alta la tensione durante una scena d’azione.

4) Il linguaggio non è sempre adeguato al periodo storico in cui è ambientata la vicenda.

In certi passaggi, sembra di trovarsi sul set di Full Metal Jacket, anziché fra le pagine di un romanzo che profuma di storia antica. Qui di seguito riporto solo qualche espressione che ho sentito stridere con l’epoca narrativa scelta dall’autore.

«Ma poi abbiamo scoperto che era stato scelto per essere addestrato da gladiatore, prima che un coglione se lo comprasse come guardia del corpo, portandoselo a Creta.»

«Non male per un sacerdote, non come quei coglioni sfaticati di Roma, o come i vertici dell’esercito.»

Ecc…

Il termine “coglione”, che io sappia, deriva dal tardo latino coleonem, der. di colĕus ‘testicolo’, seconda metà sec. XIII. Il suo utilizzo, in questo contesto, mi sembra un po’ anacronistico. Ma solo un po’.

___

«Hai fatto una cazzata, sì», rispose francamente Macrone.

Cazzata? Idem come sopra.

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«Balle! Pensi di essere il primo ufficiale che fa un errore?»

Per onorare l’anatomia, non poteva mancare anche il terzo pittoresco riferimento alle pudenda maschili.

Ora, ve lo immaginate Giulio Cesare esclamare: «Balle!» Magari in Senato? 😀 Qualcosa del tipo:

«Ex ballibus!» ovvero: «Fuori dalle balle!» (Supponiamo che il sostantivo bal-ballis appartenga alla terza declinazione). In epoca successiva, il termine è stato deformato in “Excalibur”. Il resto è leggenda.

PS Se il termine “balla/balle” riferito alle vergogne maschili esistesse già da duemila anni, chiederei venia e apprenderei umilmente la lezione.

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«Che si fottano! Tento di dormire, adesso».

«Dammi un attimo, mi è forse sfuggito qualcosa di pretenzioso?».

«Fottiti».

«Ecco, questo lo chiamo parlare da soldato: conciso e diretto.»

Sì, tra i Marines, forse.

«Eh, se lo facessi con te, poi potrei sentirmi obbligato a fare lo stesso con alcuni di quei fottuti lardosi laggiù»

«Tenete chiusa quella vostra fottuta bocca o vi faccio passare io la voglia io di usarla»

«Fottiti, Romano!», gli gridò contro il ribelle. «Se lo vuoi, vieni a prenderlo!».

Sorrise debolmente. «Mi ha chiesto di farti sapere che ti ha fottuto in passato e ti ha fottuto anche stavolta e ti fotterà finché rimarrà in vita».

«Davvero?». Macrone fece un’espressione sorpresa. «Allora, che si fottessero. Io non sono un omicida».

Ecc…

Verbo fottere: Origine Lat. futuĕre •sec. XIV. Era senz’altro molto in voga fra le milizie romane, nei primi anni D. C.

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«Cessate il fuoco! Basta così. Dobbiamo andarcene».

Cessate il fuoco? In epoca romana? E poi dicono che la polvere da sparo l’hanno scoperta i Cinesi! ‘gnuranti!

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«È tuo dovere proteggere il campo e i tuoi superiori, e tu hai toppato, ragazzo. »

Verbo toppare. pop. region. Sbagliare nettamente, commettere un errore grossolano. Origine Der. di toppa ,1879.

Diffuso in epoca romana, lo si ritrova in particolar modo nei testi di un tal Simeone Scarro, famoso scriba anglo-egiziano vissuto sulle rive del Nilo nel primo secolo D.C.

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Ogni tanto, poi, spuntano espressioni o stravaganti o tipiche del linguaggio moderno:

«Taci! Conosci il tuo dovere e ti suggerisco di attenerti alla regola, oppure io renderò la tua notte insopportabile prendendoti a calci nel culo finché non sputerai tutti i denti».

Fatemi capire… com’è che il centurione prende l’optio a calci nelle terga e questi dovrebbe rimetterci la dentatura? Forse perché ha la faccia come il dedrè?

«Ho detto che avevi ragione a pensare che la Ventiduesima è una manica di incapaci».

«Perché no? Ottima occasione per prendere due piccioni con una fava

«Qualche mela marcia, niente di più.» Mela ≠ frutto ma persona

«Hurgh… che cavolo vuoi?», grugnì l’altro, voltandosi di scatto verso Catone.

«Maledizione… e allora, fatto trenta, farò trentuno».

Da La legione (The Legion), di Simon Scarrow – Newton Compton, traduzione di Roberto Lanzi, 2011.

Signori, finirò di leggere il libro perché, ahimè – mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa! -, sono comunque curiosa di scoprire se alla fine Macrone e Catone, rei di cotal scurrile linguaggio ivi sopra riportato, riusciranno finalmente ad acciuffare il laido Aiace e a liberarsi di lui, una volta per tutte. Non sono però sicura di voler leggere i restanti undici volumi della saga. Non ora, perlomeno.

Buona giornata!

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Quante volte abbiamo incontrato l'espressione «Hai toppato, ragazzo!» nelle versioni di latino? Condividi il Tweet

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Un giorno FB, o chi per esso, mi spiegherà come mai, ogni tanto spariscono tutti i LIKE… Poco fa, 14 dicembre 2014, ne avevo 187, immortalati grazie a uno screenshot provvidenziale… Dopo aver risposto a due messaggi, me ne sono ritrovata 2. DUE? WARUUMMMM????

 

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Un gradito omaggio da Casa Longanesi

Un gradito omaggio da Casa Longanesi

Ieri ho ricevuto una graditissima sorpresa. Nel pomeriggio è arrivato un corriere che non aspettavo, sono andata al cancello e c’era un pacco per me. Tornata nello studio, l’ho scartato e ho trovato un romanzo della Casa Editrice Longanesi con una cartolina scritta a mano in cui due responsabili mi ringraziavano per la partecipazione ai Brunch Letterari di Milano. In attesa di rivederci a settembre mi hanno inviato in anteprima un libro che uscirà il 28 agosto. Sono quelle piccole cose che fanno bene al cuore.

Quindi, a presto con una nuova recensione.

 Federica Leva

Articoli sui Brunch Letterari di Casa Longanesi:

Incontro con ILDEFONSO FALCONES

BRUNCHSOPHIA

Longanesi

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I mille impegni artistici di giugno

 

Giugno è stato un mese piacevolmente ricco di impegni e di sorprese artistiche
Il 1 giugno ero a Osasco, in occasione dei Sentieri Tolkieniani e al ritorno ho scritto un racconto a tema che mi è stato commissionato per un’antologia.

9 giugno.

Un paio di scatti con l’antologia “33 racconti rock”, in cui compare il mio racconto “The magic power of music”: quando la musica può diventare la voce di un bambino affetto da autismo.
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Con l'antologia "33 racconti rock", in cui compare il mio racconto "The magic power of music": quando la musica può diventare la voce di un bambino affetto da autismo.

33 racconti rock

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Con l'antologia "33 racconti rock", in cui compare il mio racconto "The magic power of music": quando la musica può essere voce e terapia per un bambino affetto da autismo.

33 racconti rock

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Successivamente, Mercoledì 18 giugno, sul quotidiano L’Arena di Verona è comparso anche il nome:

“…con alcuni episodi toccanti, con la musica vista anche dal punto di vista medico” [..] “Abbiamo i contribuiti di persone molte note negli ambienti musicali e non: tra gli altri, […] Federica Leva…”

 

Intanto, l’elegante recensione di Cantico sull’oceano scritta da Angela Liuzzi (Temperamente libri) continuava a ottenere consensi. Al giorno d’oggi ha collezionato ben 464 mipiace.

“Vi presentiamo un romanzo perfetto per chi è in cerca di una storia dal sapore d’altri tempi, che racconta l’indipendenza e la passione di una grande musicista. Non vi meravigliate se spenderò per Cantico sull’oceano solo parole buone. Tutto è decisamente costruito con sapiente attenzione per i dettagli e non si può che lodare l’organicità della storia nel suo insieme. Ma quello che rende davvero palpitante questo romanzo, come fosse percorso dall’inizio alla fine da un soffio vitale, è certamente la scrittura di Federica Leva: una penna classica, ariosa, che si diverte a giocare con la narrazione come fosse materia plastica modellata con assoluta naturalezza. Un toccasana per chi, stanco del moderno stile spezzato e contorto, è in cerca di una storia dal sapore d’altri tempi e dalla forma limpida e lineare, oggi forse un po’ troppo osteggiata.” (Temperamente, 28 maggio 2014)

 

Il 13 giugno, ho partecipato al matrimonio di un’amica scrittrice

       

 

e il 15 giugno ho indossato gli abiti della Famiglia del mio Rione durante il Palio di Travedona.

 

Il 19 giugno, sul blog storico e letterario Il Mondo di Giovanna è uscita un’intervista firmata Giovanna Barbieri dedicata a me, come scrittrice. ” Questa è l’intervista esclusiva alla brava scrittrice Federica Leva, autrice di un romanzo poetico, surreale, ricco di amore per il mare e la musica.”

Nell’intervista parlo non solo di Cantico sull’oceano, ma anche dei miei progetti futuri, sia come scrittrice sia… lo scoprirete leggendo l’intervista!

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Domenica 22 giugno 2014, su L’Arena di Verona è uscito un articolo dedicato alla Festa delle fate di Garda, a cui ho partecipato come scrittrice e conferenziere. Per l’occasione, ho portato un intervento dal titolo: “Il mito di Morgana, dalla leggenda al romanzo“. Ancora una volta, l’Arena di Verona mi ha citata, nominandomi fra i conferenzieri della manifestazione. E’ curioso notare come io sia varesina, e di me si occupano di più i giornali non solo fuori provincia, ma perfino fuori regione. E’ proprio vero che Nemo propheta in patria (est)!
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Sfide, magie e giochi
alla «Festa delle fate»
Foto: Che bellezza, hanno citato anche me. E' la seconda volta che mi nominano sull'Arena, nelle ultime due settimane. Grazie, Roberto!<br /> L'Arena, domenica 22 giugno 2014</p> <p>Sfide, magie e giochi<br /> alla «Festa delle fate»
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23 giugno. Il portale dei libri ha pubblicato una bellissima recensione dedicata a Cantico sull’oceano. Sono onoratissima di aver riacceso nell’animo di Valentina F. la passione per la narrativa. E’ uno dei commenti più lusinghieri che abbia letto.
“Pagina dopo pagina si può notare con quanta destrezza l’autrice  utilizzi un linguaggio ormai estinto nel tempo, caratterizzato da una penna classica, con uno stile ricercato e sublime. Per me un grande ritorno alla narrativa classica, quella che passa alla storia e lascia il segno. Adoro definirlo un romanzo superbo. Non esagero nel dire che da tempo aspettavo un romanzo così.
Tanti complimenti a Federica, che è riuscita a riaccendere la mia passione verso la narrativa, che col tempo si era solo affievolita.”
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Infine, domani andrò in una tv locale a parlare di “Cantico sull’oceano” e al ritorno sistemerò un racconto che mi è stato richiesto come premio di un contest letterario indetto dalla brava scrittrice siciliana Connie Furnari.
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Pant… Ma che soddisfazioni!

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“Cantico sull’oceano” Federica Leva, Recensione di Temperamente Libri

“Cantico sull’oceano” Federica Leva, Recensione di Temperamente Libri

La splendida recensione di Temperamente Libri dedicata a”Cantico sulloceano“.

In data 17 giugno 2014 si contano 464 like… Un successo!

Cliccare sul link “Cantico sull’oceano” – Federica Leva | Recensione di Temperamente per una lettura integrale.

 

 

 

“Non lasciatevi ingannare dalla copertina un po’ old style (anche se il vintage, a ben vedere, va di moda), né dalla qualità non troppo eccelsa della rilegatura. Cantico sull’oceano è la prova che il contenitore non sempre è espressione del contenuto e che anche scrigni poco seducenti possono nascondere preziosi tesori. Il romanzo di Federica Leva, difatti, è proprio un piccolo gioiello che racconta una storia di cui far tesoro.”

 

[…]

 

 “Non vi meravigliate se spenderò per Cantico sull’oceano solo parole buone. Tutto è decisamente costruito con sapiente attenzione per i dettagli e non si può che lodare l’organicità della storia nel suo insieme. Ma quello che rende davvero palpitante questo romanzo, come fosse percorso dall’inizio alla fine da un soffio vitale, è certamente la scrittura di Federica Leva: una penna classica, ariosa, che si diverte a giocare con la narrazione come fosse materia plastica modellata con assoluta naturalezza. Un toccasana per chi, stanco del moderno stile spezzato e contorto, è in cerca di una storia dal sapore d’altri tempi e dalla forma limpida e lineare, oggi forse un po’ troppo osteggiata.”

“Cantico sull’oceano” Federica Leva, Recensione di Temperamente Libri

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Cinquanta sfumature di paranormale… e di verde!

Cinquanta sfumature di paranormale... e di verde!

 

 

Torniamo a parlare delle Cinquanta Sfumature di Grigio, ne avete voglia? Da tempo volevo scrivere questo post, ma per vari motivi non ho mai trovato l’occasione di sedermi e raccogliere le idee su quanto volevo dire.

La brava Rossella Calabrò, nel suo “Cinquanta sfumature di Gigio”, edito dalla MonTatori, ironizza su vari aspetti del romanzo, e apre la satira accennando ai fenomeni paranormali che si verificano quando il Mr. Gray della letteratura entra in ascensore con la sua Amata. Io vorrei spingermi oltre e, da amante del fantasy, mi propongo di approfondire il discorso del paranormale.

Se volessimo essere concisi, potremmo dire che tutta la trilogia è paranormale, e così pure il suo estremo successo editoriale. Sì, estremo, perché se c’è qualcosa che merita questo aggettivo, qui, non è il sesso che si consuma fra il Grigione e Ana(stasia) ma l’incredibile successo riscosso da questi romanzi.

Ma focalizziamoci sui fenomeni paranormali – in taluni casi anche anormali – che si susseguono fra le innumerevoli pagine della saga.

 

  1. Come già anticipato dalla Calabrò, lo sguardo del Grigione più volte si fa di “metallo fuso”. Oggi ho chiesto a un mio collega e a un infermiere di farmi un esempio di sguardo stile “metallo fuso”, ma nonostante i loro evidenti sforzi, al massimo sono diventati strabici.  Rimane quindi un mistero come il Grigione riesca a trasformare i suoi occhi in una colata di ferro rovente.
  2. Il mistero dei vestiti scomparsi. Sì, leggendo in coppia la fase preliminare di un amplesso, io e un mio collega ci siamo trovati spiazzati:

“Ma il belloccio non si era già tolto i Jeans tre pagine fa?” ho chiesto io, stupita.

“Anche a me sembrava, ma se li sta sfilando un’altra volta…” .

O nella casa del Grigione vivono i folletti dispettosi, o qualcosa non quadra…

  1. Il mistero del primo orgasmo. Sì, signori e signore, quando leggerete del primo orgasmo vi sovverrà il dubbio che anche Ana(stasia) sia stata contagiata dai poteri paranormali del suo Amato. Vi sembra credibile che una ragazza raggiunga il primo orgasmo della sua vita a ventun anni – primo fenomeno Anormale – e soprattutto con la sola stimolazione manuale del capezzolo? Ora, tutto è possibile e la fisiologia non è perfetta, ma non è molto probabile che una donna raggiunga il piacere in questo modo. Però, da una ragazza che non conosce il periodo refrattario – forse lo ignora anche la sua autrice? – possiamo aspettarci questo e altro.
  2. Il mistero degli orgasmi simultanei: il Grigione e Ana(stasia) ragigungono sempre l’orgasmo insieme. Il fenomeno paranormale si commenta da solo.
  3. I guadagni del Grigione. Mr. Gray guadagna 100.000 dollari all’ora. Sì, avete letto bene. All’ora! Temo che i nostri politici, se leggessero il libro, diventerebbero verdi dall’invidia – con cinquanta sfumature di verde – e cercherebbero di adeguare i loro introiti a quelli del Grigione. Se vedeste un politico con in mano uno di questi romanzi, prendeteglielo. Se necessario, mettete mano al portafoglio e comprateglielo!

Articolo precedente:

CINQUANTA SFUMATURE DI GRIGIO

 

 

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Cinquanta sfumature di grigio

Cinquanta sfumature di grigio

James E. L. – Cinquanta sfumature di grigio

 

E’ raro che disquisisca di romanzi o saghe che non mi sono piaciute, perché ognuno ha i propri gusti e non è compito mio giudicare le preferenze degli altri lettori. Anche ora non voglio offendere coloro che hanno trovato avvincenti i tre romanzi della saga di E. L. James, ma dopo aver letto i primi due libri – sono categoricamente determinata a NON leggere il terzo! –  non posso fare a meno di scrivere quello che penso.

Titolo: Cinquanta Sfumature di Grigio 
Autore: E. L. James 
Casa editrice: Mondadori 
Genere: Romance, Erotico, Mummy-Porn 
Pagine: 548 pag. 
Costo: 14,90 euro 
Data di uscita: 8 giugno 2012

COMMENTO:

Pessimo. Ne ero convinta ancor prima di leggerlo, perché le debolezze erano già emerse durante una conversazione nella pagina letteraria a cui sono iscritta. Ho deciso di accostarmi alla trilogia quando una mia conoscenza – una persona che, per altro, stimo sotto molti aspetti – me ne ha parlato con entusiasmo. «L’ho divorata in dieci giorni! Se si supera l’inizio… perchè è molto crudo, sa… Si legge d’un fiato. Si sente bene quello provano i protagonisti, soprattutto il dolore.»

Proviamo, mi son detta e già dopo qualche ora di lettura il mio umore è cambiato…. In peggio. Un romanzaccio, estremamente debole nella trama e nella caratterizzazione psicologica dei personaggi. La storia si può riassumere in breve: lei, insignificante, seduce lui, uomo meraviglioso, di successo, amante del sesso spinto… Zumpano a più non posso. Il numero degli orgasmi raggiunti è incalcolabile. Lui è chiaramente innamorato, ma dopo aver provato a cambiarlo, lei scappa. Fine del primo romanzo (voto 1).

Secondo romanzo, trama: Christian Grey è sempre più preso da Ana, e questa volta è lui a volere di più dal loro rapporto.  Le svela il suo passato, che in confronto a molte storie vere è un vissuto da lord inglese, e lei è turbata, povera anima candida. Entrano in scena una ex Sottomessa delirante, una ex Dominatrice a cui il nostro seduttore fa una virile sceneggiata davanti alla sua famiglia – stile “Beautiful”, nelle puntate in cui raschia il fondo – e un capo editoriale che ci prova con la casta Ana e viene opportunamente licenziato da Grey, che nel frattempo, non sapendo come spendere i suoi soldi, ha comprato la casa editrice in cui lavora la sua bella. Ana accetta di sposare Christian dopo una scena di “missing” assolutamente ridicola. Fine del secondo romanzo (voto 1).

Personaggi: probabilmente, durante la stesura la scrittrice ha smarrito la scheda che aveva fatto sui suoi due belli e ha scritto i libri con quello che ricordava, ovvero molto poco. In conclusione, i due pensano a due cose sole e ripetono all’infinito le stesse IDENTICHE frasi e le stesse azioni. Ho il sospetto che siano scappati alcuni copia-incolla involontari e che le varie frasi siano state collocate alla meglio, fra una scena e l’altra  (voto 1).

Elementi piccanti. Crudo? Dove? Signore, dove? Dolore? Qualche cinghiata sul finale del primo romanzo? Ho preso sberle più forti, quand’ero bambina. L’erotismo mi ha lasciata completamente indifferente… “Nessun sussulto, nessuna vibrazione” (Cit. “Prestazione straordinaria”) Questo sarebbe un esempio di sesso sadomaso, con un Grey dominatore e cattivo? Strano senso di cattiveria, visto che la piccola, innocente ma insaziabile Ana gode almeno due volte, durante ogni rapporto.  Notare che Ana arriva al piacere quasi subito e poi lui la prende in qualche altro modo, regalandole ancora un orgasmo omaggio. Ma la signora E. L. James non ha mai sentito parlare del periodo refrattario femminile? E’ fisiologia. Ana riesce a evitarlo SEMPRE?

Grey appare fin dall’inizio un miraggio per sognatori: bellissimo, ricchissimo, sessualmente un toro scatenato, pazzo d’amore per l’unica donna che sia riuscita a conquistarlo…  Con questa trilogia veniamo catapultati nel mondo delle favole, dove una protagonista insignificante ottiene, senza sforzo alcuno, l’amore di un uomo irraggiungibile e capace di guadagnare 100.000 dollari all’ora – come tutti, no? Troppo comodo… la vita reale non è così. Va bene sognare, ma qui sprofondiamo nel fantasy… Non per niente Grey assomiglia un po’ troppo a Edward Cullen, in versione hard, e Ana ricorda l’insulsa Bella di Twilight – no, non sono una seguace di Tualait :D.

Ho letto che chi conosce il romanzo si diverte di più con il partner, sotto le lenzuola. A me ha sortito l’effetto opposto, tanto mi ha indisposto!

Io ho letto il primo libro e, a spizzichi e bocconi, il secondo – se possibile, ancor peggio del primo! Non leggerò il terzo. Non fatelo neppure voi, vi prego.

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