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RECENSIONI

 

 

 

 

Commenti e recensioni di alcuni romanzi che ho letto.

 

 

 

 

 

 

Federica’s books

Il Leone di MacedoniaThe Mists of AvalonStormqueen!Hawkmistress!The Name of the RoseThe Shadow of the WindCave canemCui prodest?Muritori Te SalutantThe Rime of the Ancient MarinerThe Fall of AtlantisThe FirebrandLittle Lord FauntleroyCarrieThe Dark Half
100 Strokes of the Brush Before BedLolitaMadame BovaryOthelloThe Diamond HuntersMemorie di una geishaSnow Flower and the Secret FanDemon Lord of KarandaGuardians of the WestKing of the MurgosQuest for Lost HeroesMaledetti da Dio (Narrativa)A Clockwork OrangeIl gabbiano Jonathan LivingstonThe Golden Compass
CuoreI fuochi di Green HallIl segreto del sigilloThe Secret GardenSiddharthaNarcissus and GoldmundThe Neverending StorySilverthornThe Garden of the Finzi-ContinisLa chimeraStoria di una capineraThe Scarlet LetterLa legione degli immortaliFalcons of NarabedlaThe Heirs of Hammerfell

Iris: Fiori di cenereDarkspellTwilightSharra's ExileLe frecce di ValdemarUn araldo per ValdemarIl Destino di ValdemarDeryni RisingHigh DeryniDeryni CheckmateKing Chondos' RideThe Bristling WoodAnimal FarmThe Importance of Being EarnestThe Lost Prince
In the Realm of the WolfThe Fellowship of the RingThe Lord of the RingsThe Two TowersIl mago di ArkGli eredi di ArkIl trono di ArkGli abissi del buioI miserabiliSette Notti di SangueLabyrinth: A Novel Based on the Jim Henson FilmWillowRomanzi. La guardia bianca. Romanzo teatrale. Il maestro e MargheritaBarry LyndonAngelique, the Road to Versailles

The Queen of the DamnedCanto di NataleHans Christian AndersenThe Complete Grimm's Fairy TalesMarcovaldoOdissea nello Spazio: 2001 - 2010 - 2061 - 3001SnoopyDe ProfundisPlanet of the ApesFrankensteinMauriceA Room with a ViewAngelique and the KingAngelique in BarbaryAngelique in Revolt
The Countess Angelique: Part 1. In the Land of the RedskinsL'Allée du RoiMagician's GambitEnchanters' End GamePawn of ProphecyCastle of WizardryQueen of SorcerySorceress of DarshivaSeeress of KellWaylanderLegendWhite Wolf (Drenai Saga, #10)La variante di LüneburgCanone InversoVenere lesaThe Clan of the Cave Bear
The Valley of HorsesL'ultimo alchimistaVia col VentoCyrano de BergeracRamses: The Son of LightRamses: The Battle of KadeshRamses: The Eternal TempleRamses: The Lady of Abu SimbelRamses: Under the Western AcaciaLa città di luce e d'ombraIl signore degli enigmi,  la triologia completa del Ciclo degli ArpistiNovecento. Un monologo1984La piccola principessaJane EyreWuthering HeightsPerfume: The Story of a MurdererOne Hundred Years of SolitudeItIl piccolo Principe. (Traduzione italiana illustrata de Le Petit Prince, 2014): Una favola per tutti. Traduzione italiana della fiaba di Antoine de Saint-Exupéry, Le Petit PrinceLady Chatterley's LoverHarry Potter and the Sorcerer's StoneHarry Potter and the Prisoner of AzkabanHarry Potter and the Deathly HallowsHarry Potter and the Goblet of FireHarry Potter and the Chamber of SecretsHarry Potter and the Order of the PhoenixThe Devil Wears PradaIl cacciatore di aquiloniMille splendidi soli
La morte a Venezia/Tristano/Tonio KrögerDraculaA Morbid Taste for BonesOne Corpse Too ManyThe Leper of Saint GilesMonk's HoodSt. Peter's FairAn Excellent MysteryThe Virgin in the IceThe Rose RentThe Sanctuary SparrowThe Heretic's ApprenticeThe Devil's NoviceThe Raven in the ForegateBrother Cadfael's PenanceDead Man's Ransom
The Pilgrim of HateThe Holy ThiefThe Potter's FieldIl violino neroThe SilmarillionNata dal vulcanoVazkor, Son of VazkorConan il barbaroConan il Barbaro: Una saga immortaleIl Signore delle IllusioniDeath's MasterThe Picture of Dorian GrayThe Canterville GhostLady Windermere's FanLa rosa del profetaLa grigia criniera del mattinoLe prime luci del mattinoOceano mareSetaLizardVa' dove ti porta il cuoreThe Phantom of the OperaLes Liaisons DangereusesBlack BoyThe Hidden Diary of Marie AntoinetteNessuna identità: Frammenti di memoriaAnelli di querciaSchiava per vendettaAmore e sesso nell'antica RomaImpero: viaggio nell'Impero di Roma seguendo una moneta
A Day in the Life of Ancient RomeA Game of ThronesA Storm of SwordsA Clash of KingsTutto Sherlock Holmes vol. 2: Le memorie di Sherlock Holmes, Il mastino dei BaskervilleSherlock Holmes, l'opera completa vol. 2: Il ritorno di Sherlock Holmes - Il mastino dei BaskervilleThe Hound of the BaskervillesBlack TrilliumL'isola di ArturoL'incanto di CenereNoi, i ragazzi dello zoo di BerlinoFahrenheit 451 - Cronache marzianeLe antiche civiltà antidiluvianeVier Jahre Hölle und zurückThe Hobbit
The Pillars of the EarthThe Strange Case of Dr. Jekyll and Mr. Hyde
(continua)

Federica Leva’s favorite books »

 

Little Lord FauntleroyLittle Lord Fauntleroy by Frances Hodgson Burnett

My rating: 4 of 5 stars

Ancora una volta, i personaggi prediletti dalla Burnett sono ricchi bambini inglesi, di bell’aspetto e amabili. Ma a differenza d’altre storie, questa volta il piccolo protagonista non diviene povero né si ritrova ad affrotnare in solitudine le avversità dellea vita: al contrario, nato povero, in uno squallido quartiere americano, Cedric eredita l’immensa fortuna del padre, e si trasferisce con la madre e la levatrice in Inghilterra, dove conoscerà lo scorbutico e glaciale nonno, e ne conquisterà l’affetto con la sua ingenua, spumeggiante allegria. Una storia per ragazzi, ma che affronta senza sentimentalismi problematiche attuali, per l’epoca in cui è stata scritta: l’antagonismo fra Inglesi e Americani, e il divario ancora abissale fra la nobiltà inglese e la classe sociale operaia americana. L’autrice non racconta la vicenda solo attraverso gli occhi del bambino, ma si rivolge più volte al lettore, ammicca, lo fa diventare suo complice. E quando la condizione di Cedric cambierà ancora una volta, saranno proprio gli umili amici americani del bambino, un lustrascarpe e un droghiere, ad aiutarlo a conservare il titolo di conte, smascherando un giovane impostore.
Una bella favola, da cui è stato tratto l’omonimo film, di buona fattura, ormai costantemente presente sugli schermi televisivi durante le vacanze di Natale.

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Oceano mareOceano mare by Alessandro Baricco

My rating: 4 of 5 stars

In una misteriosa locanda s’incontrano otto personaggi bizzarri, desiderosi di ritrovare nel mare una risposta ai loro quesiti, ai loro dubbi interiori. Una ragazzina scende al mare per guarire da una rara malattia: l’empatia. Un assassino cerca la sua preda. Una donna cerca di redimersi dal peccato d’adulterio, ma il suo destino sarà fatale. Inno al mare, delicatissimo, è un piccolo gioiello che penetra fino al cuore. Il miglior romanzo di Alessandro Baricco.

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100 Strokes of the Brush Before Bed100 Strokes of the Brush Before Bed by Melissa P.

My rating: 1 of 5 stars

E’ arduo stabilire se sia peggiore il libro o il film, per la pochezza di contenuti e soprattutto per l’assoluta mancanza di originalità nei personaggi e nelle vicende. Quante volte abbiamo letto di ragazze che s’approcciano con difficoltà al mondo adolescenziale? Una decina? Centinaia? E quante volte l’autore o l’autrice l’ha trattata con maggior sensibilità e profondità d’intenti? Sempre.

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The Devil Wears Prada (The Devil Wears Prada, #1)The Devil Wears Prada by Lauren Weisberger

My rating: 1 of 5 stars

Fin dai primi paragrafi del romanzo, ho avvertito un’improvvisa e irrefrenabile antipatia per la protagonista. L’autrice, come già espresso da molti, più abile a rendere Andrea una ragazzetta isterica che non una laureata seviziata, imbastisce una prima scena assolutamente ridicola: la ragazza deve portare a casa di Miranda, il suo detestabile capo, una Porshe con cambio manuale. Non sa guidarla – ma il suo capo gliel’ha ugualmente affidata! -, e lei, con le mani sudate e in cardiopalmo che fa? Prende una sigaretta, e mentre azzarda un sorpasso – coraggiosa! O pazza? -, fuma, rovina i pantaloni da 2000 dollari presi nell’atelier della casa editrice, e dopo essere giunta miracolosamente illesa a destinazione, si cambia, accende un’altra sigaretta, e rovina anche gli stivali nuovi: danno complessivo, fra calzoni e stivali: 4000 dollari.
Sarà solo l’inizio, ho pensato, ma mi sentivo già nervosa.Com’era possibile essere stupidi come quell’insulsa di Andrea? Avendo però visto e apprezzato il film, ho deciso di proseguire la lettura, ma nelle ore che sono seguite mi sono imbattuta praticamente in vacuità, personaggi insulsi e assurdi, e tanta, tanta zavorra. Scene inutili, apposte forse perché l’autrice è stata pagata a cottimo, frasi banali, pensieri estremamente immaturi. E veniamo alle situazioni: Andrea trova lavoro a New York, dove vive anche il suo fidanzato, Alex. Dove andrebbe a vivere una qualunque ragazza fidanzata e innamorata che si trasferisse a New York? Suppongo che andrebbe a vivere con il fidanzato. Ma Andrea no! Preferisce subaffittare una microcamera in un microappartamento con due giovani indiane sconosciute, piuttosto che convivere con lui. Motivazione? Chi l’ha capita? Quando la sua amica Lily trova un appartamento più grande,al modico prezzo di 2500 dollari al mese – e se l’autrice lo scrive, probabilmente a New York è davvero un prezzo modico… ma a me sono venuti i brividi!! – si trasferisce a vivere con lei. Andrea vede pochissimo il suo fidanzato, ma poco importa: ognuno continua a vivere a casa propria. Già, il fidanzato… ma a cosa serve, nell’economia del racconto? A creare ulteriori problemi ad Andrea? A farla esplodere quando non sopporta più le angherie di Miranda? È un personaggio pressoché inutile. Incoraggia Andrea ad accettare il lavoro e poi non solo la rimprovera per non aver tempo da trascorrere con lui, ma la induce a piantare tutto, gettando al vento dieci mesi di sacrifici, per correre al cappezzale di Lily – l’amica alcolizzata e leggera, che va a letto con chiunque -, e quando Andrea, dopo mille scrupoli, ritorna, lui la lascia. Davvero carino. Nel film, quanto meno, la storia si ricuciva, in qualche modo. Aggiungo che nel romanzo non si consuma alcun tradimento con l’avvenente Christian, fatto che invece accade nel film, gettando una luce negativa sl personaggio di Andy. E spendiamo qualche parola sugli altri personaggi.
Lily, l’amica del cuore di Andy, è una ragazza insicura, senza famiglia, che passa da un ragazzo all’altro e da un bicchiere all’altro, e riesce a fare un incidente grave, pensate un po’, proprio quando Andrea è volata a Parigi con Miranda, per le sfilate europee. Non ha mai capito davvero l’amica, e difatti le telefona in ufficio, inveendo contro di lei perché non osa parlarle… rischia solo il licenziamento, cosa vuoi che sia. “Un sì o un no ti sarà pure permesso!”, grida. Una grande amica, davvero. Ascoltarla e crederle, no? No… tutti pensano che Andy si lamenti per il piacere di farlo.
Emily, la collega d’ufficio di Andy, è più piacevole nel libro, che non nel film.
Il finale non mi è molto piaciuto, è troppo falso e melenso. Ridicola la parte in cui Andrea invia ad Anita un abito da sera a nome di Miranda, per non farla sentire sola. Va beh… Poteva inviarglielo ad altro nome, ma è finzione letteraria. E caso vuole, Andy trova lavoro proprio nello stesso palazzo in cui aveva lavorato con Miranda, ma questa volta entra come scrittrice, e non come schiava… E poi, dulcis in fundo… a cos’è servita davvero quell’esperienza di servilismo? A ben poco, perché Miranda non invia alcuna referenza positiva, come appare nel film, ai giornali della città, e Andrea trova lavoro per conto suo, inviando un racconto alla rivista Seven. Certo, racconta, in modo velato, la sua vicenda lavorativa, e al massimo quei dieci mesi sono serviti per lo spunto di un racconto di 2000 parole. Un po’ troppo poco, non credete? Immaginate lo stesso finale senza l’intero romanzo alle spalle: Andrea invia un racconto a Loretta, che lo trova piacevole. Entrambe scoprono di avere in antipatia Miranda, ma questo viene DOPO l’accettazione del racconto. Quindi, manca un vero link fra la vicenda e la conclusione. Andrea si è davvero rafforzata? Forse un po’, perché trova il coraggio di mandare Miranda laddove tutti l’avevano già inviata qualche milione di volte, con il pensiero. Ma non è sufficiente per poter premiare questo libro con un voto positivo. Bocciato.

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Silverthorn (The Riftwar Saga, #3)Silverthorn by Raymond E. Feist

My rating: 3 of 5 stars

Il dardo avvelenato scagliato dallo Schernitore Jack l’Allegro, morto e riportato in vita da un potere oscuro, colpisce per errore la principessa Anita sul finire della cerimonia nuziale con il Principe Arutha, condannandola ad una morte svelta e incosciente. Ogni rimedio è vano, e persino i monaci di Sarth sono costretti ad ammettere la loro impotenza: nessuno conosce il magico veleno di cui la freccia era imbevuta, però qualcun altro, forse… Inizia così una forsennata ed entusiasmante caccia ad una pianta chiamata aelebera, o Silverthorn, fra gli ostacoli disseminati dai Fratelli Oscuri e lo spaventoso tentativo di una potenza delle tenebre di distruggere il Signore dell’Occidente e impossessarsi del Regno. Un romanzo a tinte delicate, nonostante il cozzare delle spade e le guerre per il potere, che ricorda le atmosfere Tolkeniane, con gli elfi chiari e gentili e le strane e simpatiche creature che li accompagnano. E’ un genere narrativo che sarebbe un peccato dimenticare, soprattutto quando l’opera è meritevole dell’entusiasmo del pubblico, come questa. Un degno seguito de ‘Il signore della magia’.

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Darkspell (Deverry, #2)Darkspell by Katharine Kerr

My rating: 4 of 5 stars

Continua l’esilarante avventura di Jill e Rhodry, braccati dai Maestri Oscuri e dal Wyrd, il fato. Sono momenti difficili, per i due amanti. Esiliato dal nobile fratello maggiore, Rhodry è costretto ad indossare una daga d’argento – simbolo di vergogna – e a sopravvivere prestando servizio presso signorotti e ricchi mercanti. Ma un giorno Jill trova nell’erba una strana pietra capace di parlarle e di modificare forma, e d’allora sente su di sé lo sguardo invadente di un dweomer oscuro e pericoloso. Di chi si tratta? I nemici si stanno scoprendo per costringere il mago Nevyn a non opporsi ai loro piani?

Un’altra prova d’indiscussa bravura da parte della Kerr, una conferma del suo talento. Profonda studiosa delle tradizioni celtiche, da cui trae pretesti per scatenare la sua ampia immaginazione, l’autrice ci trasporta in uno scenario fantastico, spesso idilliaco, dalle atmosfere squisitamente tolkeniane, dove due diverse fonti di magia si affrontano in una battaglia che perdura da diverse generazioni di uomini. Non ci sono insicurezze, nella sua capacità di narrare. Con mano sicura traccia gli schizzi dei personaggi, e poi affida alle vicende il compito di svelarli ai lettori e di conquistare i loro cuori. Ed è difficile non innamorarsi di ciascuno di loro, allearsi con le loro virtù, e comprendere, senza condannare, anche i loro difetti.

Descritto con uno stile immaginifico ed evocativo, questo secondo capitolo del Ciclo di Deverry apre le porte ad un terzo, appassionante romanzo: “Il destino di Deverry”. Da leggere.
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Sharra's Exile (Darkover, #21)Sharra’s Exile by Marion Zimmer Bradley

My rating: 4 of 5 stars

Sharra, la spaventosa matrice capace d’incendiare città e di uccidere chi tenta di piegarla alla sua volontà, è tornata su Darkover. L’esilio di Lew è finito. Costretto da un giuramento fatto al capezzale del padre morente, ha indossato nuovamente gli abiti degli Alton per reclamare i terrori che gli appartengono e lottare per i diritti di suo fratello Marius. Ma Kadarin, il traditore che in passato l’ha torturato e l’ha costretto a servirsi della potentissima matrice per soddisfare i suoi loschi piani, ha seguito le sue mosse e la sua ombra incombe su Lew e su Sharra come una cupa, terribile minaccia…

Un buon libro, un po’ esasperato in certi nodi della vicenda, ma entusiasmante, coinvolgente. L’avvio sfiora l’eccellenza, il pathos che si respira sotto la luna terrestre, nel dialogo fra Lew e il padre è d’una intensità – oserei quasi dire “liricità” – che penetra nella pelle, scuote la commozione. Dopodiché la vicenda prosegue in un tono più basso, pur mantenendosi sempre su alti livelli, tornando nuovamente a toccare i vertici del prologo in altre, drammatiche – in senso positivo! – scene.
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Deryni Rising (The Chronicles of the Deryni #1)Deryni Rising by Katherine Kurtz

My rating: 2 of 5 stars

Commento alla Trilogia: Unico erede di Re Brion, avvelenato dalla maga Charissa durante una battuta di caccia, il Principe Kelson, ormai maggiorenne, si prepara a governare sugli Undici Regni. Ma Charissa, assetata di potere e vendetta, non gli concede tregua, e perché Kelson la possa affrontare in un duello di magia è necessario che un grande potere osteggiato dalla Chiesa – il potere Deryni – gli venga tramandato dal padre defunto la notte che precede l’incoronazione. Ma il rito di trapasso è complesso, e le istruzioni, che il re ha lasciato in un libro della biblioteca, sono scritte per enigmi. In aiuto del giovane principe accorrono Morgan, l’affascinante generale Deryni e suo cugino, il prete Duncan. Attraverso un inverosimile susseguirsi di ricerche e avventure dal gusto dark horror, la Kurtz ci porta in un Medioevo alternativo ricostruito con scarsa accuratezza storica, in cui anche la lotta maghi–Chiesa è alquanto scontata e inutile. La trama è banale e scontata, molte scene inutili. Alcuni personaggi compaiono senza ragioni, altri si perdono senza più saperne nulla. Non merita d’essere letto.

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Il signore degli enigmi,  la triologia completa del Ciclo degli ArpistiIl signore degli enigmi, la triologia completa del Ciclo degli Arpisti by Patricia A. McKillip

My rating: 5 of 5 stars

Rievocando un antico enigma della sua isola, Morgon, principe contadino di Hed, vince il fantasma di un antico nobile di An in una gara d’indovinelli, conquistando una preziosa corona e la mano dell’affascinante principessa Radaerle, di cui è già innamorato. Ma niente è avvenuto per caso, e nel reame custodito dal Supremo strane e terribili forze si stanno muovendo alla ricerca di rivelazioni che ancora Morgon ignora, ma che sente legate al mistero delle tre stelle che porta sulla fronte. Un viaggio estenuante, commuovente, essenziale, spinge Morgon attraverso i territori sconfinati del reame alla ricerca del suo nome e del suo destino, ora in forma di vesta, ora d’albero, ora di vento. La risposta è racchiusa nel sogno di un bambino morto, che riprendendo forma dalla pietra della sua tomba troverà la forza di consegnargli una spada stellata forgiata da Yirth, il più potente Signore della Terra, per un fine inimmaginabile, stupefacente. Ma tutto è mutevole, in questo splendido romanzo, la storia si plasma, cambia forma, e si rimodella ancora, come se la McKillip volesse ingaggiare con il lettore una gara di enigmi in cui entrambi escono vincitori. Ciò che sembra vero e immodificabile in un momento può essere smentito più avanti; ma tutto seguendo una coerenza, un ordine assoluto, che si snoda con notevole scioltezza in ogni passo, in ogni pensiero, in ogni affermazione. Arricchito da un’elegante traduzione di Zuddas, il romanzo assurge ai più elevati livelli di qualità letteraria, meritandosi l’appellativo di capolavoro. Adatto per lettori d’ogni età, perché la ricerca dell’essenza dell’uomo è senza tempo. Eccellente: 10

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Ghost King (Stones of Power, #1)Ghost King by David Gemmell

My rating: 4 of 5 stars

E’ noto a tutti chi era Artù, Re di Bretagna. Più in ombra è invece la figura di sua padre, Uther Pendragon, il sovrano che secondo la leggenda prese la bella Igraine e la rese gravida del giovane principe quand’era ancora sposata al romano Gorlois di Cornovaglia. Giocando con le tradizioni celtiche con allegria e astuzia, Gemmell ricostruisce la vita del giovane Uther, immergendolo in un’epoca ambigua, dove miti più antichi – suo amico e compagno, ad esempio, è Culain, personaggio leggendario vissuto circa mille anni prima di lui – s’intrecciano alle vicende dell’epoca arturiana. Narrato con voce decisa ma a suo modo delicata, ‘Il Re dei Fantasmi’ ci porta alla riscoperta di un’era sepolta dalla sabbia dei tempi, trascinandoci sulla corrente delle pagine con la forza effervescente delle parole, che la penna di Gemmell plasma con efficacia in immagini. Un libro che si legge in un fiato.

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King Chondos' Ride (The Dark Border, #2)King Chondos’ Ride by Paul Edwin Zimmer

My rating: 2 of 5 stars

Personalmente ho sbadigliato molto sulle pagine di questi due lunghi romanzi. Per quanto l’arte della guerra m’incuriosisca, non mi diverte leggere soltanto di battaglie e fughe per oltre 900 pagine. Se almeno Zimmer avesse imbastito la storia su una corrente di forti emozioni, che la mantenesse sempre viva e accattivante, mi sarei appisolata qualche volta in meno. Ma l’intento dell’autore non sembra essere quello di suscitare il pathos nel lettore. Il suo stile narrativo è deliberatamente arido – in armonia con la vicenda – crudo, lo svolgimento della trama freddo, piatto, alla lunga stancante. Si scoraggino i lettori che amano le vicende d’azione, con vivaci e frequenti colpi di scena, ma non scappino coloro che invece della fantasy apprezzano, sopra tutto – o quasi – l’impalcatura bellica: questi romanzi non mancheranno di soddisfarli pienamente. Sì, perché nel loro genere sono dei buoni libri. Ma a me, per gusto e abitudine di lettura, non sono piaciuti. Non che li bocci totalmente; hanno alcuni pregi, in alcuni intrecci della trama e nella struttura scattante. E cercando un compromesso, posso alzarli a sfiorare la sufficienza; ma non mi stupirei se qualche lettore affascinato dall’ars belli o da un dark horror sottile li premiasse con un voto assai più lusinghiero. Pertanto, con questo mio commento mi propongo solo di scremare i potenziali candidati lettori da coloro che invece prediligono storie più varie e movimentate – non ambientate quasi esclusivamente in un campo di battaglia o in una prigione. Ma se un curioso volesse tentare lo stesso un approccio, inizi dal primo libro: ‘Il Principe Rapito’. L’avvio è abbastanza intrigante, per cui ci si aspetta un seguito che ne sia degno; invece, con lo scorrere delle pagine, si sospetta che l’autore si stia soffermando un po’ troppo su certi aspetti della vicenda… per poi scoprire che non scioglierà i nodi stretti all’inizio sino alla fine del secondo libro – con soluzioni finali che però non soddisfano del tutto. La vicenda tratta della lotta di due principi gemelli, uno allevato dalle potenze oscure, e l’altro a corte, dove alla morte del padre diviene re. Ma una notte il giovane sovrano viene rapito dal fratello, che, rubandogli i ricordi, s’appropria del suo vissuto e dei suoi privilegi; abusando del proprio potere, spinge i signori dei regni a folli guerre, nella speranza che la custodia del Confine su cui vengono trattenute le forze oscure si indebolisca e il suo maestro possa impossessarsi delle terre della luce.

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The Lost Prince (The Dark Border, #1)The Lost Prince by Paul Edwin Zimmer

My rating: 2 of 5 stars

Personalmente ho sbadigliato molto sulle pagine di questi due lunghi romanzi. Per quanto l’arte della guerra m’incuriosisca, non mi diverte leggere soltanto di battaglie e fughe per oltre 900 pagine. Se almeno Zimmer avesse imbastito la storia su una corrente di forti emozioni, che la mantenesse sempre viva e accattivante, mi sarei appisolata qualche volta in meno. Ma l’intento dell’autore non sembra essere quello di suscitare il pathos nel lettore. Il suo stile narrativo è deliberatamente arido – in armonia con la vicenda – crudo, lo svolgimento della trama freddo, piatto, alla lunga stancante. Si scoraggino i lettori che amano le vicende d’azione, con vivaci e frequenti colpi di scena, ma non scappino coloro che invece della fantasy apprezzano, sopra tutto – o quasi – l’impalcatura bellica: questi romanzi non mancheranno di soddisfarli pienamente. Sì, perché nel loro genere sono dei buoni libri. Ma a me, per gusto e abitudine di lettura, non sono piaciuti. Non che li bocci totalmente; hanno alcuni pregi, in alcuni intrecci della trama e nella struttura scattante. E cercando un compromesso, posso alzarli a sfiorare la sufficienza; ma non mi stupirei se qualche lettore affascinato dall’ars belli o da un dark horror sottile li premiasse con un voto assai più lusinghiero. Pertanto, con questo mio commento mi propongo solo di scremare i potenziali candidati lettori da coloro che invece prediligono storie più varie e movimentate – non ambientate quasi esclusivamente in un campo di battaglia o in una prigione. Ma se un curioso volesse tentare lo stesso un approccio, inizi dal primo libro: ‘Il Principe Rapito’. L’avvio è abbastanza intrigante, per cui ci si aspetta un seguito che ne sia degno; invece, con lo scorrere delle pagine, si sospetta che l’autore si stia soffermando un po’ troppo su certi aspetti della vicenda… per poi scoprire che non scioglierà i nodi stretti all’inizio sino alla fine del secondo libro – con soluzioni finali che però non soddisfano del tutto. La vicenda tratta della lotta di due principi gemelli, uno allevato dalle potenze oscure, e l’altro a corte, dove alla morte del padre diviene re. Ma una notte il giovane sovrano viene rapito dal fratello, che, rubandogli i ricordi, s’appropria del suo vissuto e dei suoi privilegi; abusando del proprio potere, spinge i signori dei regni a folli guerre, nella speranza che la custodia del Confine su cui vengono trattenute le forze oscure si indebolisca e il suo maestro possa impossessarsi delle terre della luce.

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Il mago di ArkIl mago di Ark by Jonathan Wylie

My rating: 3 of 5 stars

L’elenco delle debolezze di questo ciclo è lungo: originalità povera, stile trasandato, umorismo non sempre brillante, ecc…, eppure, nonostante questo, le storie si sorreggono, in parte appoggiandosi alla trama, che stuzzica la curiosità del lettore, in parte alla struttura, veloce, coinvolgente, scenografica. I tre libri sono concatenati temporalmente fra loro, ma narrano di vicende a sé stanti, di facile abbordaggio anche per un lettore che ignori quel che è stato raccontato in precedenza. Sullo sfondo narrativo s’intrecciano, in tutti e tre i capitoli, i lacci di misteriose profezie che guidano i protagonisti nell’incessante lotta contro il perfido mago Alzedo, l’oscura creatura dell’occulto che brama d’impossessarsi d’ogni isola abitata del mondo immaginario creato dagli autori. Protagonista del primo libro è Mark, terzo figlio d’un re assassinato da una figlia di Alzedo; scortato dal suo buffo famiglio, il gatto Longfur, e dalla Principessa Fontaine, sarà lui a dover affrontare la bella Amarino e liberare l’isola dall’usurpatore. Divenuto re, inaugura il secondo libro, dove cede lo scettro d’attore principale al figlio Luke, e alla bella Jiulia, figlia di Alzedo e innamorata del giovane principe. Nel romanzo conclusivo, sin dalle prime pagine emergono due nuove – e gradevoli – figure, la coraggiosa Maga Yve e il suo simpatico amico, il drago semitrasparente, Dolcezza. Saranno loro, assieme alla piccola figlia di un mago, a giocare un ruolo essenziale nell’ultima partita contro la morte. E il lieto fine, questa volta, non sarà scontato… 6 ½

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In the Realm of the Wolf (Drenai Saga, #5)In the Realm of the Wolf by David Gemmell

My rating: 4 of 5 stars

Si riapre il sipario chiuso all’epilogo di Waylander dei Drenai, uno dei più fortunati libro del ciclo. Braccato dai sicari sguinzagliati da re Karnak, Dakeyras, detto Waylander l’Assassino, deve ancora fuggire e affrontare nemici umani e potenze oscure. Affiancato dalla bella Miriel, sua figlia adottiva, e da compagni guerrieri e un cane dovrà abbandonare le montagne di Skeln e cercare la pace altrove. Ma nel destino di Waylander è scritta una sola parola: guerra. Abilissimo, come al solito, a creare situazioni esilaranti e di efficace impatto emotivo, Gemmell ci offre un altro saggio del suo crescente talento. Affascinanti e ben descritte le immagini di battaglie, frizzante il tono della narrazione, coinvolgenti i personaggi, assolutamente vivi, reali, spoglati da qualsiasi ammuffita stereotipia. La trama è ben intrecciata e avvincente, e tanto armonica da scorrere via come acqua di torrente, chiara, piacevole, ingannevolmente leggera. Un romanzo mozzafiato che si legge con avidità.

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Concerto rosso

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*** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

Afflati di musica, palpiti d’amore e mistero, sussurri di poesia. È quanto si può respirare, pagina dopo pagina, addentrandosi nei segreti intrecciati abilmente da Borbotto in questo romanzo solo in apparenza lungo – ben 350 pagine –, ma in realtà scattante e agile come una gazzella, e nient’affatto tedioso. L’autore pubblicò questo romanzo nel 1985, ma per motivi oscuri all’ultimo momento scelse di modificarne il finale, riportandone un altro, sull’impeto della fantasia: forse la versione originale svelava troppe verità? Ora, il testo ci viene restituito, riveduto e corretto, senza celare gl’intenti iniziali, ovvero la ricerca della Musica come innalzamento al Trascendente e sottile riscoperta della magia che avvolge anche gl’istanti più semplici della nostra vita. La narrazione si apre con una pagina ardente, dove il lettore viene trascinato con prepotenza nella vicenda, plasmando un’immediata immedesimazione con il protagonista, Alessio Dotta, rinomato giornalista e musicologo di Torino. Son sufficienti poche righe, e tosto ogni pensiero viene catturato dalle parole: LASCIA PERDERE TUTTO SE HAI CARO RESPIRARE, che troneggiano sul fondo della pagina. Chi minaccia la vita del protagonista, e per quale ragione? Amore, musica, lavoro? Ha forse rilevanza quel Concerto Rosso per organo e orchestra rinvenuto da un’anziana amica di Dotta e composto nel 1700 da un ambiguo sacerdote, tal Rimbaudi, unito da morbosi – forse occulti, forse torbidi – legami con il demoniaco pittore Audisio? Con ritmo incalzante, la vicenda si snoda in una Torino descritta con coscienziosa scrupolosità, una mappa di rievocazioni, parole e immagini, che si offre al lettore nei pretesti dei delitti, delle visite notturne ad antiche ville, nei concerti e nei richiami storici della città. Alla morte dell’anziana organista – il primo delitto – Dotta studia la composizione manoscritta e gli appunti del Rimbaudi, e presto la personalità ambigua del prete gl’incatenerà i pensieri, mentre una misteriosa fanciulla, sorpresa da lui stesso ad interpretare all’organo quel pezzo ancora segreto, gli avvincerà il cuore. Qual è il mistero del Rimbaudi e Audisio, quale vincolo li unisce attraverso gli ermellini dipinti dal pittore e la musica eterea del sacerdote? Entrambi parevano legati da passione alla stessa donna, una donna che rassomiglia sorprendentemente alla ragazza conosciuta da Dotta, e di cui poco ci è dato di sapere. Attraverso un viaggio della mente, Dotta si scontrerà con le verità d’un passato che a suo modo gli appartiene, e quando gli enigmi dell’arte saranno finalmente sciolti, salirà all’organo della Chiesa di Superga per interpretare magistralmente, con echi originali che lui solo può conoscere, il concerto del Rimbaudi. Ma un’insidia è ancora celata nell’ombra, nelle vesti d’una dissonanza, d’una “nota che s’attarda prima di cedere alla successiva”…
Scritto con stile armonioso, snoda un linguaggio semplice e tuttavia ricercato, che si modella sulla scene descritte con la raffinatezza d’un abito d’autore.
Un libro che appassionerà gli amanti della musica, affascinati dal profumo lieve dell’occulto e dalle sue arcane istanze.

Balthis l’avventuriera

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Commento

In un futuro tanto remoto da confondersi con le nebbie del passato, la vita di una venditrice di rottami è sconvolta dall’incontro con una dea folle, scacciata dalla sua dimora sotterranea dalla perfida Diva Bambolisa e bramosa di vendetta. Un incontro fatale, che trascina la giovane Balthis in un intrico serrato d’avventure, in cui conoscerà maghi, guerrieri e divinità affascinanti e spietate, vivrà i loro conflitti e spianerà la via ad un’insospettabile, ingegnosa conclusione. Complimenti a Zuddas per aver scelto, a dispetto delle convenzioni, una protagonista dal temperamento italiano, e non straniero, e d’averla saputa tratteggiare e caratterizzare con arte, sorvolando gli stereotipi della donna guerriera o della damina spaurita, di cui fin troppo si abusa nella letteratura fantastica. Balthis piace perché è una ragazzina sveglia e intelligente, vera quanto una fanciulla delle nostre città, che riesce a sopravvivere sul terreno di lotta fra gli dei sfruttando un’arguzia divertente, di grande effetto. In lei non c’è niente di magico o di surreale, e la sua è la cultura della strada, semplice, pratica, istintiva. Accanto a Balthis, sfila un’ ampia galleria di personaggi, di comparse, si potrebbe dire, che tuttavia, pur occupando un angolo ristretto della narrazione, esplodono qua e là fra le pagine del romanzo come tanti fuochi d’artificio, sostenuti da descrizioni brevi ed efficaci, che ci rivelano il loro vissuto e c’incuriosiscono sul loro destino, senza però – e questo è un pregio non comune – rallentare il racconto delle vicende, o spodestarlo in secondo piano.

 

 

Northanger AbbeyNorthanger Abbey by Jane Austen

My rating: 2 of 5 stars

Un romanzo carino, ma ancora grezzo. Leggendolo, si ha la sensazione che debba essere ancora editato e depurato di molte pagine noiose e ripetitive. I personaggi sono spesso superficiali, quando non inutili ai fini narrativi. Ad esempio, il Signor Thorpe sembra avere un ruolo, nella vicenda, dopodiché scompare completamente, per non ritornare più. A livello strutturale, la storia presenta difetti sensibili: la vicenda sembrerebbe incentrata sull’aspetto romantico e sull’incapacità della protagonista di riconoscere la falsità dei presunti amici, poi vira verso il gothic, ma in modo superficiale – siamo ben lontani da capolavori come Jane Eyre! –, senza che venga soddisfatta la lieve tensione che si viene a creare. Infine, si ritorna a un nucleo melenso, con un finale prevedibile. Una nota sulla narrazione: è scritta con narratore omnisciente, e questo farebbe schiantare il cuore di tutti i luminari che si formano, ahimé, seguendo gli attuali corsi di scrittura creativa. Narratore focalizzato interno, solo questo ha valore, al giorno d’oggi! Invece, la scrittura della Austen si esprime al meglio, almeno in questo romanzo, proprio per i frequenti ammiccamenti al lettore, che rendono il testo, altrimenti tedioso, più piacevole e divertente. Se il narratore fosse stato un focalizzato interno, avrei buttato via il romanzo dopo dieci pagine.
Ho di gran lunga preferito il film al romanzo, ma di fatto, entrambi non sono degni rappresentanti dell’autrice di “Orgoglio e pregiudizio”.

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Last Sword of Power (Stones of Power, #2)

 

 

 

 

 

 

L’ultima spada del Potere, by David Gemmell

My rating: 2 of 5 stars

Uno dei peggiori romanzi di David Gemmell. Siamo molto lontani dalla bellezza evocativa del ciclo dei Drenai, dall’intensità espressiva di Waylander e dalla forza narrativa de Il Leone di Macedonia. La storia è scialba, manca di un forte motore narrativo e di un vero antagonista che facesse muovere la storia. Il dio-re non ha abbastanza carisma da rendere la lettura mozzafiato, ma tende a essere una figura di sfondo, in potenza terribile ma nei fatti poco presente nell’economia della narrazione.
E i personaggi? Non sono riuscita a entrare in empatia con nessuno dei loro, né buoni, né cattivi. Ho avvertito un’iniziale simpatia per Cormac, che poi è diventata indifferenza quando il ragazzo ha iniziato a odiare Culain e Uther senza un vero motivo. Nemmeno la povera Anduine e la sua tragica fine mi hanno commosso, segno che questa volta il maestro Gemmell non è riuscito a scuotermi il cuore – capita!
Ho trovato inoltre inutile il viaggio nell’Ade, un oltremondo stranamente simile al nostro, che ha ben poco di trascendentale e di intrigante.
Ancora, non ho apprezzato la miscellanea fra i protagonisti del ciclo Bretone e i miti di un passato ancor più remoto – Zeus, Apollo, Gilgamesh. Merlino sarebbe stato Zeus, in passato, Culain Apollo, ecc.. E che dire, del personaggio di Ginevra che viene assimilato a quello di Morgana?
“L’ultima spada del potere” e un’ennesima storpiatura del Ciclo Bretone, che poteva anche non essere scritta.

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