La morte arriva sugli sci

La morte arriva sugli sci

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E’ raro che apra polemiche sociali e politiche, ma quando si superano certi limiti, non posso tacere. Una rivista di satira dovrebbe far riflettere strappando un sorriso, talora divertito, più spesso amaro. E’ sufficiente fare una ricerca in internet per scoprire che satira “sà·ti·ra/sostantivo femminile è una critica più o meno mordace (dal sarcasmo alla caricatura) verso aspetti o personaggi tipici della vita contemporanea.” Una critica, una riflessione, quindi; non una presa per i fondelli. Su che cosa dovremmo riflettere, di fronte all’ultima vignetta di Charlie Hebdo, che ironizza – no, diciamolo pure: sfotte – sulle disgrazie che stanno seppellendo il nostro paese?

Ci siamo già indignati – non tutti, per la verità – sulle vignette disegnate dopo il crollo di Amatrice e dei comuni vicini. All’epoca, i giornalisti si sono difesi dicendo che non intendevano deridere i morti ma biasimare la speculazione edilizia italiana, favorita dalla mafia e dal governo. Hanno scelto un modo macabro e indelicato, per farlo, ma fingiamo di crederci. Adesso che cosa vogliono criticare? Chi? Chi è responsabile delle scosse di terremoto e della slavina che ha intrappolato e ucciso diverse persone, nell’hotel di Rigopiano? Quella morte sugli sci, che promette: la neve è arrivata, ma non ce ne sarà per tutti potevano anche risparmiarsela.

Che i giornalisti francesi cerchino argomenti più adeguati, per far ridere i loro lettori, e rispettino i nostri lutti, come noi abbiamo sempre rispettato i loro.